
di Anna Foti – Donato Bendicenti, Giovanni Vercillo, Paolo Frascà, Francesco Bucciano. Quattro storie di resistenza cominciate in Calabria e poi affogate nel sangue il 24 marzo del 1944,
in quella che fu la più drammatica e cruenta pagina simbolo della repressione nazista dei partigiani in Italia. I quattro uomini calabresi persero la vita in occasione del massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista che uccisero 335 civili e militari italiani, quale atto di rappresaglia e di ritorsione in seguito a un attacco partigiano contro le truppe tedesche del giorno prima in via Rasella in cui morirono 32 tedeschi. A scegliere le vittime dell’eccidio, il questore Paolo Caruso ed il tenente colonnello delle SS Herbert Kappler.
A neppure 40 anni, tranne Paolo Frascà, l’unico reggino originario del comune di Gerace, capitano dell’Esercito che ne aveva 46, e l’impiegato Francesco Bucciano di Castrovillari che ne aveva 48, i partigiani calabresi furono travolti dalla storia e dalla sua violenza. Bucciano era un ufficiale dell’esercito, membro del gruppo Bandiera Rossa (Mcd’I) e legato a uno dei padri fondatori del Movimento comunista d’Italia, Raffaele De Luca, anarchico, calabrese di Paola (CS).
Avvocato e militante del Partito Comunista, nato a Rogliano nel cosentino, Donato Bendicenti fu componente del comitato forense d’agitazione e partigiano della banda del Trionfale, venne arrestato il 3 marzo 1944, mentre un’altra vita calabrese veniva spezzata dalla brutalità nazista, sempre a Roma, quella di Teresa Gullace, originaria di Cittanova in provincia di Reggio Calabria, uccisa mentre cercava di parlare con il marito Girolamo, recluso.
Giovanni Vercillo, invece, era originario di Catanzaro, anche lui avvocato, referendario alla Corte dei Conti. Fu arrestato dopo il bombardamento aereo del quartiere Appio Latino insieme ad altri ufficiali e collaboratori del Fronte Militare Clandestino.
Ecco un altro tassello della storia di Resistenza che, nell’ideale e nel sogno prima e nella violenza e nella morte dopo, ha unito l’intera Italia.




