“Ricordare tutti coloro che hanno pagato con il sacrificio della vita i servigi resi alle istituzioni contribuisce in modo determinante a diffondere la cultura della legalita’ contro ogni forma di violenza e sopraffazione”. Lo scrivono in una lettera aperta i familiari di Bruno Piccolo, il giovane collaboratore di giustizia che si e’ suicidato dopo aver collaborato all’inchiesta sull’omicidio del vice presidente del Consiglio Regionale, Francesco Fortugno. Il giovane viveva in regime di protezione e con un’altra identita’ e si e’ impiccato il 15 ottobre dello scorso anno in un’abitazione di Francavilla al Mare (Chieti). “Sulla sua morte – si legge nel testo – e’ gia da tempo, da troppo tempo, calata una fredda cortina di silenzio. La commemorazione c’e’ stata, si, ma in una forma molto contenuta; senza inviti (solo normali manifesti affissi sui muri); senza autorita’, senza effetti mediatici”. Per impegni precedentemente assunti, spiegano i familiari di Bruno Piccolo, “non ha potuto presiedere la celebrazione eucaristica in suffragio di Bruno il nostro vescovo, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, da noi molto timidamente ma convintamente invitato; l’unico invito espressamente formulato”. (AGI)




