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Ecosistema urbano 09: l’importante è non crederci

15 Ottobre 2008
in Diario
Tempo di lettura: 2 minuti
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di Enzo Vitale* – Le motivazioni della bocciatura di Reggio contenuta nel rapporto “Ecosistema urbano 2009” non possono essere considerate uno specchio fedele di una realtà che, com’è sotto gli occhi di tutti, non è quella descritta nella relazione. Gli standard adottati per redigere il rapporto, evidentemente, non sono adattabili a realtà cittadine

in cui la qualità della vita è misurabile anche attraverso indicatori che non vengono presi in considerazione.

 

Ma non è solo sul piano tecnico che si devono contestare i risultati della relazione (16 posizioni sotto Messina, i cui abitanti da anni ormai invidiano – benevolmente, per quel che è la mia esperienza – la nostra città per come è sfuggita alla morsa del degrado; solo una posizione più su di Crotone, paradigma di come non dovrebbe essere una città; solo 3 punti in più di Catanzaro, quando un abisso di storia e di cultura ci divide; ecc): la “sentenza “ va impugnata soprattutto sul piano affettivo-letterario.

 

Reggio, per noi reggini, dev’essere come la nobile dama Dulcinea del Toboso è stata per il Don Chisciotte di Cervantes.

 

A noi cosa interessa se per il rapporto “Ecosistema urbano 2009” Reggio Calabria non è Dulcinea, che agli occhi dell’hidalgo appare come la “più illustre principessa del mondo”, ma  la robusta contadina Aldonza Lorenzo? Nel romanzo di Cervantes (in cui, nonostante la follia dell’hidalgo, sono ritrovabili tante perle di saggezza quante non ve ne sono in un trattato di filosofia) il protagonista sa perfettamente chi è in realtà Dulcinea, ma la ama lo stesso: ed è proprio questo amore che rende ai suoi occhi la contadina Aldonza “la più illustre principessa del mondo”. Don Chisciotte (deriso perfino dal suo scudiero Sancho quando, al ritorno dalla Sierra Morena dove era andato a fare penitenza, gli chiede di accompagnarlo al Toboso per informare l’amata delle mirabili alte imprese che le sta dedicando), riconoscendo infine che è stata la sua immaginazione a produrre la trasformazione, con una dichiarazione d’amore tra le più commoventi che siamo mai state prodotte dalla letteratura, si chiede se non sia proprio lì l’essenza dell’amore.

 

Orbene, bisogna amare la propria città affinché ai nostri occhi appaia una signora: e sarà proprio il nostro amore a trasformare anche nella realtà la contadina Aldonza Lorenzo nella nobile dama Dulcinea.

Cestiniamo il rapporto, quindi, non ricamiamoci sopra, e con rinnovata energia riprendiamo il nostro cammino di crescita.

*Presidente Fondazione Mediterranea
www.diarioreggino.it

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