
di Elda Musmeci – Esistono Comuni dove la spesa pubblica è il doppio della media nazionale e dove l’impegno dei bilanci in assistenza e cultura e’ molto ridotto.
Su di loro dovra’ concentrare i propri effetti la ‘cura’ dei costi standard prevista dalla delega al Governo sul federalismo fiscale approvata venerdi’. La “cura” impone agli amministratori locali un’attenzione rilevante sul fronte dei risparmi e della riduzione degli sprechi. In ambito comunale la ‘sfida dei prezzi’ dei servizi e’ ancora piu’ intricata che nelle Regioni”. Lo riferisce “Il Sole 24 Ore”: “Le differenze fra le realta’ di accellenza -scrive il quotidiano economico- e quelle in difficolta’ sono abissali. Firenze e Torino sono in testa nell’impegno diretto per l’istruzione, Trento e Bolzano primeggiano nell’assistenza, mentre il peso del personale e’ al top a Ragusa e Trapani”. Ai primi posti per eccellenza, riferisce ancora il quotidiano che riporta un’ elaborazione su dati dei consuntivi comunali, per rapporto spese-personale ci sono Ragusa, Trapani, Salerno, Venezia e Avellino e agli ultimi per difficolta’ Savona, Como, Bergamo, Isernia e Lodi. Nel rapporto spese-abitanti alla voce istruzione compaiono ai primi posti Firenze, Torino, Pavia, Bologna e Modena, agli ultimi Vibo Valentia, Siracusa, Asti, Caserta, a Rieti. Sempre nel rapporto spese-abitanti, alla voce assistenza ai primi posti si collocano Bolzano, Trento, Pordenone, Trieste e Modena, agli ultimi Avellino, Cosenza, Caserta, Vibo Valentia, Crotone. Il percorso per arrivare ai costi standard parte dalla spesa. Il calcolo della spesa standard individua la quota uniforme di spesa per abitante tenendo conto di ampiezza demografica, caratteristiche sociali e produttive dei singoli enti e la presenza dei servizi. La capacità fiscale è determinata dal lancio dei prodotti in ogni territorio da tributi ed entrate proprie. Per quanto riguarda il fabbisogno standard, la quota spettante agli enti nella ripartizione del fondo avviene in base a due indicatori: il fabbisogno finanziario ed il fabbisogno infrastrutturale. Le Regioni possono effettuare valutazioni proprie sulle spese standard, con una preventiva intesa con gli enti locali da sancire con un accordo in Conferenza Unificata. Se il sistema funzionerà per arrivarci occorreranno cambiamenti drastici perché le differenze fra i vari comuni sono moltissime.




