
di Giusva Branca -Quando ai proclami non seguono i fatti il bluff è servito.
La marginalità delle regioni del profondo Sud nel contesto nazionale è ridotta ad emblema della vergogna dalla situazione del trasporto nello Stretto di Messina.
Cose dette e ridette, certo, ma – ahinoi – il ruolo del giornalista è e deve essere solo quello di denuncia.
Ed allora ri-ri-ri denunciamo.
E però ora non denunciamo più (solo) il disservizio, i disagi (eufemismo) per un’utenza che nella quasi totalità dei casi varca lo Stretto – o almeno ci prova – per lavorare o studiare.
Ora denunciamo la vergogna, lo sfascio, il disinteresse – che in molti casi si coniuga col malaffare – di chi, negli anni, non ha mosso un dito per risolvere la situazione.
E la storia ha insegnato che a cronicizzare i disservizi su servizi essenziali per i cittadini si rischia l’osso del collo in termini di ordine pubblico.
La storia ha insegnato che quando le masse composte da gente semplice ed onesta sono portate all’esasperazione il torrente tracima e poi non è più riconducibile facilmente dentro gli argini.
La storia ha insegnato che se si vuole ridurre all’impotenza socio-economico un popolo basta isolarlo.
E’ la prima mossa da fare.
La storia ha insegnato tutto questo…già…la storia…
Ma il confine, la linea di demarcazione è sempre quella: i libri studiati da un lato e quelli utilizzati per stabilizzare sedie e tavoli da un altro. E se chi gestisce la stanza dei bottoni li ha usati più per la seconda funzione che per la prima i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Annaspa in una situazione ormai sfuggita di mano e – quasi sempre – non ha le palle per prendere decisioni drastiche. Ed allora gli aliscafi non partono, quando partono non sempre arrivano (che è una battuta ma fino ad un certo punto…) ed i cazzotti volano quasi ogni mattina per occupare quei pochi posti disponibili.
Ed intanto comincia il balletto delle bugie.
Perchè, è noto, la vita è una questione di palle: c’è chi ce le ha e chi le racconta…




