di Peppe Caridi – “Non sappiamo nulla, le ferrovie sono in totale stan-by”: è così che rispondono gli addetti alla biglietteria dei mezzi veloci Rfi che fanno quotidianamente la spola tra Reggio e Messina alla domanda insistente dei passeggeri: “Quando torna l’altro mezzo?”. Dopo un’estate di disagi dovuti alla partenza del Selinunte Jet, anche l’autunno inizia sotto i peggiori auspici.
E se Reggio e Messina nelle ore notturne continuano ad essere isolate, adesso soffrono una certa distanza anche di giorno.
Sono circa 12 mila (è bene ribadirlo) i pendolari che per motivi di studio e lavoro viaggiano ogni giorno tra le due sponde dello Stretto, eppure il Selinunte Jet, partito a inizio luglio per andare a fare un pò di manutenzione nel porto di Napoli, non è ancora tornato. Doveva ricominciare a lavorare qui nello Stretto a inizio settembre, ma siamo ormai a fine mese e sta per iniziare Ottobre ma del Selinunte Jet neanche l’ombra: l’unico mezzo che dopo l’incidente del Segesta continua adesso a trasportare i pendolari è il Tindari Jet, e lo fa in modo lento (35 minuti abbondanti!) e carente (solo 8 corse giornaliere).
Le ferrovie sono in stand-by nel vero senso della parola, hanno staccato la spina per lo Stretto che è completamente dimenticato e, per l’ennesima volta, si trova abbandonato al suo destino.
A questo punto l’intervento degli enti locali diventa l’unico spiraglio di speranza affinchè l’Area Metropolitana di cui tutti ci riempiamo giustamente la bocca, che in effetti nei fatti c’è già dal punto di vista civile e sociale, diventi realtà non solo dal punto di vista amministrativo e burocratico ma, prima, dal punto di vista infrastrutturale e della mobilità.




