Sono arrivate a bordo di uno scuolabus, ma la gita scolastica non c’entra. Con loro anche un’interprete e una guida, di quelle che spesso è possibile reperire nei viaggi organizzati. Peccato che in cima ai pensieri di ventiquattro ragazze nigeriane c’è tutto tranne qualcosa che somigli vagamente ad un periodo di vacanza, ma piuttosto la ricerca di una forma di normalità e di serenità che nella loro terra d’origine è ancora lungi dall’essere raggiunta. Caulonia ancora una volta ha mostrato il suo lato migliore ed ha accolto, come buon costume comanda, in maniera che definire commovente è un eufemismo, quelle che da qui a breve dovrebbero essere alcune delle nuove inquiline degli stabili del centro storico del vecchio borgo medievale, come stipulato in un patto con i comuni limitrofi di Stignano e Riace. Si era parlato nei giorni scorsi di istituire un referendum tra i cittadini per esprimersi in merito ad una vicenda il cui lato oscuro è rappresentato unicamente dal colore della pelle delle interessate. Risulta indubbiamente uno di quei rari casi in cui viene fatto un uso consapevole del termine democrazia. Ma quando senti storie di dolore, di morte, di sofferenza, tutto passa in secondo piano e allora sì che anche il più incallito degli scettici è costretto a mettere una mano sul cuore e l’altra in giardino a cogliere la rosa più bella per donarla ad una ragazza che dei fiori forse non conosceva neanche l’esistenza. L’operazione accoglienza nella vecchia Castelvetere è iniziata dunque sotto i migliori auspici. Con la speranza che la convivenza tra diverse etnie duri il più a lungo possibile nel segno della pace e della solidarietà.
Ilario Balì




