
di Pino Rotta – Ce ne siamo accorti tutti: quest’anno in Calabria la politica non è andata in vacanza.
Si sente dire da più parti che da settembre si comincia a fare sul serio… ma perché fino a ora hanno scherzato?
Non certo i due Presidenti ex DS ora PD, Bova e Morabito, ne i loro colleghi catanzaresi, cosentini e crotonesi (Vibo n.p.). Ed è bastato l’annuncio della discesa in Calabria di Massimo D’Alema per mettere in subuglio tutti quelli che Pasquino Crupi (piace anche a me ricordarlo) definisce “Classe Dominante”, e non solo nel PD.
Certo lo scompiglio c’è ed è anche giustificato, perché, indipendentemente dalle posizioni favorevoli o critiche sul progetto del PD (poco credibile su molti punti, in primis su un concetto concreto di laicità dello Stato, annacquato in frasi sconnesse nel suo Statuto) dal punto di vista della capacità di azione politica sul territorio la leadership di D’Alema è cosa acclarata e massiccia. Semmai il PD nella sua fase costituente proprio dell’assenza di D’Alema ha sofferto.
Avranno fatto bene i conti nel PD calabrese? Quelli da sempre presenti, ovunque e comunque, nella realtà locale sono appunto Bova e Morabito, ipercriticati da chi, dall’alto delle stanze romane o dagli eremi delle teorie della politica “fluida”, non si capacità della loro potenza elettorale ed organizzativa. Se, negli anni passati, questa gente avesse guardato con occhio più scientifico il lider Massimo non avrebbe nulla da meravigliarsi. D’Alema, Bova, Morabito e compagni sono cresciuti alla vecchia scuola del PCI dove si insegnava l’italianissima via al comunismo: sobrietà e concretezza nel dettare la linea ma attuarla senza delegare nessuno.
Ora che si arriva alla resa dei conti, dopo la catastrofe elettorale, i “kennediani” si scoprono diffidenti nei confronti dello strumento che più di ogni altro hanno chiesto ed imposto: le primarie.
Personalmente, in memoria di Toqueville, ho sempre manifestato serie riserve su questo strumento, ma se Veltroni lo sceglie e lo invoca a gran voce non è che quando si accorge di avere dato le armi più affilate proprio ai suoi avversari dice “bandista” (uso il calabresismo non a caso!) e si tira indietro.
Intanto D’Alema viene in Calabria e parla di politica, si può essere o non essere d’accordo con la sua visione della realtà, ma non è uno che si muove per sistemare qualche assessore, semmai è uno che con quelli che la gente ha votato e fatto diventare presidenti ed assessori giustamente vuole misurarsi e contarsi: vuole le primarie in Calabria!
Certo sarebbe bello poterlo ascoltare nei suoi discorsi sui massimi sistemi, sulla sua visione del socialismo e della politica internazionale, ma le prossime elezioni politiche si faranno tra cinque anni, quindi credo che i discorsi che sentiremo saranno pochi mentre vedremo organizzarsi pullman e schede elettorali, sia per le primarie nel PD che per le elezioni regionali. Speriamo che, nei lunghi dopocena, non parlino solo di alleanze e tattiche ma che si occupino anche di quanto le scelte calabresi abbiano pesato pesino ancora sulla politica nazionale non solo sui calabresi.
Ma settembre si avvicina…
Pino Rotta – Direttore Helios Magazine




