
di Giusva Branca – Diciamolo subito: riteniamo che i diritti di Reggio Tv siano gravemente e pregiudizialmente lesi dalla vicenda “Asi – Campo
Calabro” e dalla mancata realizzazione di una strada che colleghi il lotto di terreno ceduto dall’Asi all’emittente senza l’annessa realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria connesse.
In un Paese normale le occasioni di sviluppo vanno non solo perseguite, ma anche incoraggiate; spesso la nostra burocrazia, invece, le osteggia.
Ciò che, però, troviamo inadeguato è il tipo di comunicazione scelto tra le parti.
Da un lato Lamberti sceglie la via mediatica (e, comunque, si tratta dell’opzione più comprensibile, visto il livello di esasperazione raggiunto), dall’altro, addirittura, il direttore dell’Asi fa ricorso a valutazioni del tutto inaccettabili nell’analisi di un qualunque rapporto che veda protagonista un ente pubblico.
La gratitudine alla quale Cosentino fa riferimento nella sua nota di risposta a Lamberti sottende una zona grigia di rapporti (alla quale, peraltro, fa espressamente riferimento) che intorbidisce il clima e che, soprattutto, tende, più che a controbattere tecnicamente alle ragioni della controparte, a demolirne l’immagine personale, dando il via ad una lite da pollaio dalla quale, in vero, Lamberti si è dissociato immediatamente rinviando il tutto ad un’aula di Tribunale, mentre, di converso, direttori e colleghi giornalisti di Rtv hanno accettato la proposta di confronto pubblico di Cosentino a condizione, però, di spostare la sede.
Ecco, anche questa proposta di confronto pubblico lascia sconcertati nella misura in cui, lo ripetiamo, gli interessi in ballo sono, da una parte, pubblici.
Nessuno deve convincere nessuno, né, tantomeno, acquisire consenso popolare.
Resta da capire, tramite le vie legali, se Lamberti ha ragione – come pare prima facie – ed in che termini.
Ma, dopo gli ultimi sviluppi, il merito della questione sembra essere passato in secondo piano rispetto a “ingratitudine” e “confronti pubblici” che tengono banco trasformando una questione che vede in gioco investimenti consistenti da parte di un privato, posti di lavoro e dinamiche gestionali della cosa pubblica in una soap opera ferragostana




