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Sanità, il ministro Sacconi: "Pronti a commissariare regioni con conti in rosso"

13 Luglio 2008
in CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Se i conti della sanità di Campania, Calabria, Abruzzo e Sicilia saranno negativi le Regioni verranno commissariate, come già è accaduto con il Lazio. Lo ha confermato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, in un’intervista a La Stampa, ha anche respinto l’idea dei tagli alla sanità. "Tagli? – ha detto Sacconi – Solo a sentire questa parola mi viene l’orticaria. Ma che significa? Nel 2008 la spesa complessiva è pari a 99 miliardi, nel 2009 sale a 102, nel 2011 sarà di 106". Sacconi ha poi ricordato che il Patto sulla salute firmato con Padoa-Schioppa, che prevedeva un aumento tendenziale della spesa "scade nel 2009. Se aumentassimo la spesa a quel ritmo nel 2050 salirebbe a più di 200 miliardi annui. Rammento che il bilancio italiano ne vale 630 e che un pezzo è impegnato per pagare le pensioni". Sul tema delle quattro regioni – Campania, Calabria, Abruzzo e Sicilia – che avrebbero i conti della sanità in rosso, Sacconi è chiaro: "Se la verifica dei conti che stiamo facendo darà esito negativo, non potremmo far altro che applicare la stessa cura imposta al Lazio, ovvero commissariare". E a Formigoni ed Errani che protestano, Sacconi replica: "Se invece di muoversi secondo logiche sindacal-comperative accettando la sfida che ci porterà al federalismo, tutto il sistema ne avrà un beneficio". "Per far funzionare la sanità al sud – ha aggiunto il ministro Sacconi – ci vuole uno spirito un po’ coloniale. Sistemi come quelli emiliano o lombardo dovrebbero aiutare le Regioni più arretrate a costruire sistemi più efficienti condividendo criteri di responsabilità". Secondo il ministro "nella sanità italiana si può trovare il meglio e il peggio di quanto si possa avere nel mondo industrializzato. Dare un significato alla parola solidarietà significa aiutare i cittadini del sud a conquistare una sanità che non li obblighi, come spesso accade, a fare centinaia di chilometri per essere curati adeguatamente. Ora – ha concluso Sacconi – abbiamo una sola strada: non aggiungere soldi al pozzo di San Patrizio e mettere in moto strumenti di deterrenza che inducano le Regioni a essere virtuose". (Apcom)
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