Alzo timidamente la manina perché mi scappa. Lo so dovrei resistere ma non riesco a trattenermi.
Certamente sarà un problema legato all’età; eppure mi avevano assicurato che andando avanti con gli anni si diventava più saggi e si imparava a misurare le parole.
E’ strano, ma io divento sempre più intollerante ed antipatico, a volte, persino a me stesso.
Comunque sia, tranquillizzatevi! Non voglio affrontare problemi di natura cosmica, parlarvi dei massimi sistemi filosofici ne, tanto meno, addentrarmi in analisi politiche complesse o semplici “divagazioni salottiere” che siano.
Voglio intrattenervi su di un problema che interessa i “comuni mortali”, di qualcosa a …portata di mano, per intenderci
E dunque alzo la mano, non per salutare romanamente, che igienicamente è meglio di una stretta, ma per l’esigenza di un “bisognino”, che comunque riguarda l’igiene!
Voglio proporvi una campagna per il WC. E non mi riferisco,come qualche malizioso potrebbe pensare, al Compagno Walter bensì a quello che comunemente chiamiamo bagno. Avete inteso bene, quello che durante il fascismo è stato italianizzato in “sciacquone”.
Come avrete già capito non si tratta, in questo caso, di una concorrenza artistica alla famosa “merda d’autore” di Manzoni, ma del comune bagno, quello che serve per i nostri “bisogni primari”.
Una cosa che sembra insignificante, anche se ne facciamo uso tutti i giorni, e guai se, nel momento del bisogno, non l’abbiamo lì a portata di mano.
Dunque mi riferisco non al bagno di casa nostra ma a quello pubblico.
Se non sono stato chiaro lo dirò in maniera esplicita: sto dalla parte degli incontinenti e dei prostatici (non potrebbe essere diversamente considerata l’età che incombe), dei bambini che “gli scappa” e dei genitori che non riescono a fargliela trattenere.
Anche io non riesco a trattenermi e voglio liberarmi di un peso che da tempo mi porto dietro.
Non mi và di giudicare o meglio,osservare indifferentemente i “segni tangibili” (specie in via Marina) di chi ha deciso di “liberarsi” dovendo scegliere tra l”impudicizia”, il decoro e lo “scoppio della vescica”.
Cosi facendo si “segna il territorio”, e questo è comprensibile, considerata la nostra parentela genealogica.
Alcune considerazioni, bisogna farle. Molti locali pubblici (dove vi è l’obbligo almeno di un WC) alla tua richiesta d’aiuto ti rispondono con un garbato : è “fuori uso”.
Inoltre bisogna tener conto che andiamo incontro all’estate: arrivano i turisti ed anche loro hanno “certe” esigenze; nei lidi, in via Marina, aumenterà il consumo di birra che notoriamente ha un effetto diuretico. Pertanto neanche ad un giovane, seppur “resistente”, è consentito “trattenere”:
Complice il buio e spinti dallo stimolo, capirete che il passo è breve per “svuotare” nel primo posto utile e chi se visto se visto.
E non dimenticatevi gli ipertesi, che sono tanti e, che sono costretti a prendere la pillola contenente il diuretico.
Ho ancora il ricordo dei bagni pubblici di una volta, dove tu entravi, pagavi o lasciavi “una mancia” all’addetto, e uscivi con un…cuore più leggero.
Insomma potevi continuare a camminare tranquillamente senza essere costretto a certi “andamenti frettolosi” o muoverti in “maniera circospetta” per trovare un’angolino, quasi fossi un ladro.
Insomma ridateci lo “sciacquone” il bagno o il WC che sia, ma ridateci pure il piacere di una passeggiata senza il timore di uno stimolo impellente.
Non vogliamo siano aperte le case chiuse, ma almeno riapriamo i bagni. Si potrebbero dare in appalto ad uno dei tanti disoccupati: risolveremmo il problema di qualcuno e renderemmo felici molti.
Vanno bene le “grandi opere”, il ponte sullo stretto i “corridoi”,
Non pensiamo sempre in “alto” qualche volta guardiamo anche in “basso”.
La vescica dei reggini ce ne sarà grata.
Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-




