di Stefano Perri – Il Tar di Reggio Calabria ha respinto il ricorso presentato dall’Associazione Dacci Una Zampa sull’assegnazione del canile di Mortara. La struttura rimarrà assegnata all’Associazione Aratea, che si era aggiudicata in via definitiva l’appalto indetto dal Comune.
La struttura di Mortara è attualmente occupata dagli attivisti di ”Dacci Una Zampa”, che nel luglio dello scorso anno avevano deciso di rompere i sigilli del canile, terminato da anni ma mai entrato in funzione, trasferendo decine di cani recuperati sul territorio. “Non avremmo voluto occupare il canile di Mortara – avevano dichiarato gli attivisti di Dacci Una Zampa durante una conferenza stampa tenuta all’interno della struttura – ma è un atto dovuto perché l’emergenza sociale e sanitaria legata al fenomeno randagismo a Reggio Calabria ormai ha raggiunto livelli esponenziali”. Un’azione che aveva incontrato le simpatie della cittadinanza, che in massa era accorsa per portare solidarietà, morale ma anche materiale, agli attivisti di ”Dacci Una Zampa” e ai cani alloggiati nella struttura.
All’inizio dello scorso mese di ottobre il Comune aveva aggiudicato il bando all’Associazione Aratea. Alla struttura di Mortara si erano presentati alcuni rappresentanti dell’Associazione, insieme alla Dirigente comunale Carmela Stracuzza e da alcuni veterinari dell’Asp reggina. Dopo un tentativo di mediazione, fallito, si era deciso di affidare all’Asp la parte della struttura dedicata a canile sanitario, in attesa della sentenza del Tar sul ricorso presentato da Dacci Una Zampa.
Sentenza che è arrivata oggi e che di fatto dà ragione all’Associazione che si era aggiudicato il bando. Per la sezione staccata del Tribunale Amministrativo Aratea ha tutti i requisiti richiesti dal bando, in quanto ”tra gli scopi statutari sono presenti anche quelli tesi a tutelare l’ambiente, il mondo animale e nello specifico il fenomeno del randagismo, nonché l’abbandono degli animali stessi. Il fatto che lo statuto – si legge ancora nella sentenza del Tar – contempli un’ampia gamma di finalità e di attività e non specificamente il servizio di gestione di un canile non è, ad avviso del Collegio, dirimente”.
Inoltre ”anche da un punto di vista oggettivo, tutte le attività principali di Aratea menzionate nello statuto, volte a valorizzare la cura e l’utilizzazione degli animali anche a fini di cura e/o di assistenza, non possono che essere considerate attività le quali necessariamente implicano, per forza di cose, la cura e l’accudimento dell’animale medesimo”.
E per quanto riguarda la ”mancanza di esperienza specifica nella cura e nell’accudimento dei cani” lamentata nel ricorso di Dacci Una Zampa, il Tar afferma che Aratea ”si è specificamente impegnata ad utilizzare personale specializzato nella cura e nella assistenza dei cani; servendosi dunque, in maniera perfettamente ammissibile ed in linea con un principio immanente al sistema degli affidamenti pubblici, di un potere di “avvalimento” di risorse esterne e specifiche”.
Neanche l’eccezione sollevata da Dacci Una Zampa circa la categoria ”socio assistenziale” alla quale Aratea è iscritta nel registro provinciale delle Associazioni può essere accolta, trattandosi – per il Tar – ”di nomenclature generiche e convenzionali, di carattere meramente orientativo; riprova ne è che la stessa ricorrente è iscritta sotto la categoria “tutela dei diritti”, non potendosi riferire tecnicamente la titolarità di diritti ai cani, i quali ovviamente, pur cari all’uomo, non sono soggetti di diritto ma semmai oggetto (indiretto) di tutela”.
Una sentenza dunque che mette un punto alla querelle iniziata la scorsa estate ed andata avanti, per mesi, con un lungo braccio di ferro a colpi di ricorsi e comunicati stampa. Adesso il Comune di Reggio si trova di fronte all’ennesima patata bollente. Da una parte gli attivisti di Dacci Una Zampa che da mesi hanno occupato la struttura, dall’altra il legittimo diritto di Aratea che è aggiudicataria di un regolare bando pubblico, peraltro verificato e quindi ‘rafforzato’ dall’odierna sentenza del Tar.





