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    Reggina, chiamatela “spina dorsale”

    Nella svolta che ha accompagnato la rimonta della Reggina nella stagione 2020-2021 si trovano diverse spiegazioni. Da ruolo svolto da Baroni, dall’abilità nel rafforzare la squadra a gennaio e nella capacità di gestire al meglio i momenti più delicati.

    Tuttavia, c’è un dato che va sottolineato.  Quando si parla del modo di allestire una squadra, molto spesso si fa menzione alla necessità di creare una spina dorsale di certezze attorno a cui costruire una formazione.

    Una regola anacronistica, forse superata con la logica delle rose ampie, ma che pare valere per la Reggina di quest’anno.

    Non è difficile, infatti, distinguere come nel rendimento da top team i quattro tasselli (non giocatori) che hanno regalato un deciso cambio di passo nel rendimento.

    Rispetto al girone d’andata la Reggina si è trovato un portiere di grande affidabilità come Nicolas.  In difesa a fare la differenza non è stato un uomo, ma comunque una certa intercambiabilità senza perdere affidabilità nei centrali difensivi.  A centrocampo c’è il fosforo di Crisetig non è mai stato in discussione e in attacco uno come Montalto non fa sei gol in meno di metà stagione a caso (saltando anche alcune gare).

    Tutti calciatori esperti per la categoria al di là dell’età, con portiere e centravanti che sono arrivati a gennaio.

    Un caso? Probabilmente no.