• Reggina, ora Inzaghi ha tre diversivi

    Pippo Inzaghi lo dice da settimane. Nel processo di crescita della sua Reggina ci doveva essere la capacità di essere camaleontica. E, con l’avanzare del tempo, si è notato una diversificazione della proposta tecnico-tattica. Magari non inizialmente, ma a partita in corso.

    Non ci sono dubbi che il 4-3-3 in questo momento sia una base di partenza difficile da mettere in discussione. Tuttavia, potrebbero esserci partite in cui cambiare sarà necessario anche dall’inizio. E, al momento, la squadra ha dimostrato di poter avere almeno due diversivi oltre a quello che si è visto a lungo in questa prima parte di stagione.

    La soluzione per una Reggina più spregiudicata

    Il primo è il 4-2-3-1. Gli allenatori più pragmatici ci tengono a sottolineare che è semplicemente un 4-4-2 con il sottopunta, ossia la spalla del centravanti. Lo si è visto a Venezia dove Menez si è messo dietro Gori e sugli esterni Canotto e Rivas sono state ali vere e proprie.

    Il modulo è un po’ più spregiudicato, ma se la partita consente di dominare il gioco potrebbe essere una opzione da considerare. Lo stesso Inzaghi aveva messo in rilievo come soluzioni di questo tipo sarebbero diventate proponibili nel momento in cui gli equilibri e le certezze di squadra avrebbero consentito di reggerle.

    La difesa a tre

     

    L’altra opzione è il 3-5-2. Pippo Inzaghi lo ha utilizzato quando c’era da serrare le fila per difendere i risultati, ma con i giocatori che ha a disposizione assolutamente praticabile all’occorrenza. Pierozzi, ad esempio, è stato una sorpresa da terzino destro, ma le cose migliori in C e nelle giovanili le fece vedere giocando da quinto. Lo stesso si può dire, ad esempio, di Giraudo a sinistra  con Di Chiara schierato come terzo braccetto a sinistra, durante la gestione Stellone. Anche se, fino ad ora, il terzetto visto è stato sempre quello composto da Cionek, Camporese e Gagliolo.

    L’abbondanza a centrocampo è un altro elemento che rende assolutamente percorribile questa ipotesi. E chissà che il salto di qualità della Reggina, nel tempo, non passi per una naturale tendenza al camaleontismo.