Contrariamente a quanto qualcuno, soprattutto fuori da Reggio Calabria, sosteneva, salvare la Reggina aveva una logica finanziaria. Soprattutto per chi voleva fare calcio, sebbene per definizione investire nello sport sia quasi una follia.
Come spesso, però, accade, chi mette quattrini o si impegna nel calcio, finisce per essere travolto dalle emozioni. Anche se, come nel caso di questa Reggina, la rete di sicurezza appare abbastanza salda.
Ed ecco che di colpo il nuovo corso societario amaranto, una volta stabilite le coperture, da fatto con la calcolatrice, diventa ambizioso, voglioso di valorizzare il brand e far gioire la gente. Tutto si ottiene spingendo nella stessa direzione. Senza fretta, volando basso e se possibile tutti insieme.
La Reggina, dopo un primo lancio della campagna abbonamenti forse troppo poco articolata (per effetto anche di tempi strettissimi), ha messo una pezza significativa. Ha scelto dare l’opportunità di rateizzare l’abbonamento ai tifosi, facendosi carico degli oneri. Una scelta che vuole portare le persone allo stadio, senza svalutare il prodotto Serie B.
Gli incassi certo contano, ma per il budget messo in campo dalla Reggia in questa stagione rischiano di coprire neanche il 10% dell’investimento.
E questo significa che la volontà di portare la gente allo stadio, più che di incassi, è testimonianza della voglia di ricevere affetto e spingere la squadra verso traguardi ambiziosi. Anche in questa che sarà una stagione in cui si vuole viaggiare a fari spenti.
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