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    Reggina, Taibi mette in chiaro tre cose

    Massimo Taibi, nei giorni scorsi, aveva manifestato malcontento all’idea di fare sempre da parafulmine quando le cose vanno male. E, ad onor del vero, ha anche ragione quando gli si addebitano colpe che vanno al di là dei vari Vasic e Baclet.

    Nel corso della sua intervista a Radio Antenna Febea ha detto almeno tre cose importanti. La prima riguarda il monte ingaggi.

    La Reggina, in base ad una graduatoria stilata qualche mese fa, era nona. Tuttavia, buona parte della cifra non sarà erogata, poiché era legata all’ottenimento di bonus relativi a eventuali promozione e raggiungimento dei play off.

    “Siamo – ha detto Taibi – il quattordicesimo club per ingaggi”.  Per ironia della sorte (forse fino ad un certo punto) la Reggina, seppur con una classifica corta, è proprio quattordicesima e dietro (probabilmente Crotone a parte, quello di inizio stagione almeno e prima della perdita di alcuni veterani) ci sono solo squadre che hanno speso di meno.

    Questo, tra l’altro, può essere un campanello d’allarme rispetto al fatto che in B stanno arrivando squadre come il Bari che potranno disporre di un budget superiore a quello degli amaranto, che rischiano di andare più giù nella classifica del monte stipendi (dove è previsto un ulteriore ridimensionamento) con i rischi che ne conseguono nell’allestimento della squadra.

    Certo è che, per avere un po’ di ottimismo, si può sempre tirare fuori l’esempio Cittadella e il fatto che la Reggina la sua storia l’ha saputa scrivere senza temere alcun gigante.

    L’altro punto è quello in cui ha quasi benedetto l‘incentivo all’esodo nell’ottica di poter risolvere contratti di calciatori che rientrano al di fuori dal budget previsto per il prossimo anno.  Una pratica che ormai è in uso nel calcio, dove i giocatori vanno via solo se non perdono un euro del contratto tra quello che si lascia e quello che si prende, e che vede comunque la Reggina agli ultimi posti della Serie B per soldi erogati

    E poi l’altro punto.  “Per fare plusvalenze – ha chiarito-  bisogna spendere per i cartellini, non si può fare sempre bingo con gli svincolati”.

    Parole mirate che servono più che altro a spiegare le situazioni a chi lo critica.