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    Reggina, Taibi: “Ho parlato col presidente, c’è da ridimensionare. Bisogna essere chiari”

    Torna a parlare Massimo Taibi. Lo ha fatto ai microfoni del canale ufficiale.  “Colgo l’occasione – ha detto il ds della Reggina – per fare i complimenti sia alla squadra che è riuscita a superare un momento delicato, un allenatore che è stato determinante. Stellone è molto bravo e io ne ho conosciuti tanti. Domenica con il Lecce siamo riusciti a fare un risultato di prestigio. Fino alla partita con il Brescia, però, bisogna dare il massimo”.

    Sta facendo notizia  il fatto che il direttore sportivo non si sia detto certo di restare a Reggio.  Taibi ha, però, chiarito il suo punto di vista. “Quando dico una cosa viene letta in chiave polemica. È normale che un professionista si faccia un esame di conoscenza e valuti le cose. A fine campionato va fatto come ogni anno. Poi si fa una valutazione. Questo non significa che Taibi vuole andare via. A Reggio sto bene, ma è solo rispetto nei confronti della città, della società e di me stesso. Ancora non ho lucidità per analizzare questa stagione, che è stata difficile. Dopo Brescia (ultima di campionato ndr)  parlerò con il presidente e, come penso, il sottoscritto continuerà, resetterò tutto e ripartiremo. Ma credo che sia normale per tutti i professionisti e anzi tutti dovrebbero farlo”.

    Taibi parla, però, come uno che guarda già al futuro. “Sto lavorando ogni giorno per la Reggina, per il futuro e lo farò fino a quando sarò in questo club. Sto lavorando sulla linea che ha dato il presidente. È stato chiaro, ha detto che i tempi sono cambiati e bisogna ridimensionare un po’. Ho parlato a quattrocchi con il presidente e c’è da ridimensionare. La cosa non mi fa paura, perché nei miei primi sei con la vecchia società avevamo quasi zero e abbiamo fatto tanto. Ridimensionare non significa sconfitta, ma spendere meno e meglio, magari facendo anche bene. Bisogna essere chiari con la città, rispetto al fatto che si partirà con un’altra politica. Si dovranno andare a scovare calciatori e magari faranno meglio di quelli che c’erano prima. Non è un buttarsi la croce addosso, ma è soprattutto cercare di programmare in un altro modo. Tutti noi dobbiamo preservare queta categoria, vedendo cosa succede in giro .