Non è un momento positivo per la Reggina. Lo dicono i numeri. Lo dicono le prestazioni. Lo dice l’umore della piazza. Tutto intorno agli amaranto ha un alone di negatività che è figlio di una certa umoralità che contraddistingue tutti coloro che seguono il calcio.
Il giorno dopo e a mente più fredda può essere il caso di fare un punto della situazione analizzando i freddi numeri. L’inizio aveva forse lasciato immaginare che la squadra potesse far sognare più del dovuto i tifosi. Oggi, invece, la squadra è nona.
Qualche giorno fa la Gazzetta dello Sport segnalava il fatto che gli amaranto fossero al nono posto tra monte stipendi e budget.
La classifica oggi dice che gli amaranto sono noni, in coabitazione con il Perugia. È vero: ci sono squadre come il Cittadella che fanno molto meglio rispetto alla mole di investimenti effettuata, ma anche altre che fanno assai peggio come il Crotone.
È vero anche che la Reggina sembra quasi in caduta libera, ma bisogna anche avere l’onesta di dire che Benevento e Cremonese avevano qualcosa in più degli amaranto. Così come che contro il Cittadella si poteva fare di più e persino la sfortunata prova di Ascoli, tramutatasi in sconfitta, diventa una sciagura se arriva dopo i 4 ko nelle ultime cinque giornate.
A mente fredda si deve avere anche la lucidità di dire che, con il livello degli avversari che si sarebbe alzato, era preventivabile un calo del rendimento. Allo stesso modo, con un po’ di fortuna, si sarebbero potuti portare via un paio di punti tra Cittadella ed Ascoli che avrebbero reso meno difficile la situazione a livello ambientale.
Il calcio a volte è frutto di episodi che determinano i risultati e in questo periodo non girano affatto a favore della Reggina.
E, a proposito di questo, la prossima gara si chiama Lecce. Non esattamente il più fortunato destino di chi ha più bisogno di punti.






