• Home / Sport / Reggina / Reggina, cosa significa giocare bene? Quando un allenatore fa la differenza?

    Reggina, cosa significa giocare bene? Quando un allenatore fa la differenza?

    Il ruolino di marcia della , dopo otto giornate, è assolutamente positivo.  Chi conosce la B sa quanto, in questa fase, sia importante restare agganciati al treno giusto, senza necessità di occupare posizioni d’avanguardia.

    Questo, eventualmente, consente di tenersi lontano fuori dai guai e cullare anche altro tipo di ambizioni nel momento in cui si entrerà nel momento decisivo del campionato.

    Il gioco della Reggina di Alfredo Aglietti non è, al momento scintillante e brioso come quello mostrato dal Chievo della passata stagione, ad esempio.

    Ogni stagione, però, ha una storia propria. Ogni organico ha sue peculiarità.  E il calcio può essere visto da diverse angolazioni.

    La Reggina, vista a Vicenza, non è stata spettacolare.  Ciò non significa che non ha giocato bene.  Giocare bene significa anche interpretare nel modo giusto la partita, trovare contromisure nelle difficoltà e possibilmente portar a casa il risultato.

    La Reggina del secondo tempo a Vicenza ha giocato bene.  Era in vantaggio di un uomo e non ha mai rischiato nulla, se non con un tiro da trenta metri.  Avrebbe rischiato molto di più se Aglietti avesse continuato a tenere alta la squadra.

    L’unico grimaldello veneto in grado dire noia alla fase offensiva amaranto era Dalmonte che si muoveva tra le linee.  Abbassando il baricentro, Crisetig non è stato più costretto a rincorrere colui il quale aveva dato molto fastidio nel primo tempo. Andare a caccia del 2-0, sarebbe stato più rischioso del difendere l’1-0.

    Giocare bene significa ottimizzare le situazioni in base alle caratteristiche dell’avversario ed anche al risultato.  Ha scelto bene Alfredo Aglietti e, al momento la sua Reggina con l’eccezione di Pordenone e dei 15 minuti  iniziali di Pisa ha sempre giocato al massimo in un campionato dove regnano equilibrio e tanti episodi decisivi.

    La brutta notizia è che queste impressioni vanno confermate il più a lungo possibile se si vuole restare nel gruppo che conta.  Quella buona è che, invece, la squadra ha tanto potenziale inespresso.