• Home / SOCIAL / Reggio Calabria – A 50 anni dalla scomparsa, tributo a Giuseppe Ungaretti

    Reggio Calabria – A 50 anni dalla scomparsa, tributo a Giuseppe Ungaretti

    Nel giardino della Villetta “De Nava” di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il patrocinio della Città di Reggio Calabria, nell’ambito dell’”Estate reggina 2020” ha organizzato l’incontro “A 50 anni dalla scomparsa di Giuseppe Ungaretti: l’ultimo poeta antropocentrico dell’occidente”. Ha introdotto la conversazione il dott. Antonino Lopresto, responsabile della Biblioteca “P. De Nava” di Reggio Calabria e ha relazionato il prof. Giovanni De Girolamo, docente a Firenze e critico letterario. Letture di brani scelti a cura di Loreley Rosita Borruto e Clelia Montella. Il 1° giugno 1970 moriva Giuseppe Ungaretti, una delle voci più significative della poesia italiana del Novecento. Il poeta con i suoi versi ha creato un linguaggio poetico nuovo, scavandone e dilatandone i significati più intimi. Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori lucchesi. Nel 1912 a Parigi ebbe modo di conoscere Picasso, Apollinaire e Marinetti, fondatore del Futurismo. Nel 1914, scoppiata la Prima guerra mondiale, rientrò in Italia e si arruolò volontario. Dal 1936 al 1942 Ungaretti visse in Brasile dove, presso l’università di San Paolo insegnò letteratura italiana. Candidato al premio Nobel lo sfiorò per ben due volte. “La terra promessa” (1950), “Un grido e paesaggi” (1952), “Il taccuino del vecchio” (1960) sono le sue ultime raccolte poetiche. Nel 2009 tutte le sue opere sono state pubblicate sui Meridiani Mondadori. Il prof. Giovanni De Girolamo ha ricordato come tra i vari temi legati alla poetica di Ungaretti, quello dominante appare quello della mancata figura modellata a rendere rassomigliante la parola, o l’origine spirituale, e plasmarla col reale stabilendo così il nesso inscindibile tra il fenomeno e l’idea, tra il simbolico e l’immaginario. Tra i vari temi delle poesie ungarettiane, lette magnificamente dalle lettrici, si evince che il poeta Ungaretti coglie lo stupore cognitivo delle immagini del proprio pensiero creando versi sublimi ma in chiaro conflitto con la magniloquenza o preziosismi espressivi di altri poeti suoi contemporanei. Ungaretti, nelle sue poesie, opera un drastico taglio al verso tradizionale seppure influenzato dalla provocatoria corrente marinettiana, trae spunto dal carattere magico ed arcano della poesia di Mallarmé. La parola ungarettiana è l’unico strumento in uso del poeta ad avvicinarlo all’assoluto e a fissare nell’eternità l’istante creativo.