Era il 6 maggio dello scorso anno e il Granillo presentava forse lo scenario più desolante della sua storia.Si giocava Reggina-Juve Stabia, ultima giornata di uno dei campionati peggiori che ogni tifoso amaranto ricordi.Sicuramente il peggiore che non sia finito con una retrocessione. Basti ricordare l’anti-calcio proposto nel girone di ritorno e l’asticella dell’ambizione che non si è mai alzata, a causa di una mediocrità palesata in maniera imbarazzante al cospetto della storia della Reggina.E senza un grande sforzo si ricorda anche quei giorni tristissimi a cavallo di Natale in cui si assistì ad una fuga dal Sant’Agata, ad una rivolta di spogliatoio e ad una rivoluzione a gennaio (Ben diversa nei connotati da quella di questo mercato).E’ stata una stagione dove molti hanno avuto il privilegio di indossare la maglia della Reggina o lavorare per il club e non certo averli lo è stato per Reggio Calabria.A meno di un anno, però, tutto sembra essere cambiato.Dalla curva vuota alla media spettatori sensibilmente innalzata sugli spalti.





