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Marcello Simoni vincitore del Premio Bancarella

1 Agosto 2012
in strillibri
Tempo di lettura: 4 minuti
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bancarella
di Cristina Marra –
Marcello Simoni con “Il mercante dei libri maledetti”(Newton Compton) vince la sessantesima edizione del Premio Bancarella. Con novantasette voti il suo thriller

medievale si afferma sugli altri romanzi finalisti “La voce del destino” di marco Buticchi, “Prepariamoci” di Luca Mercalli, “Così in terra” di Davide Enia, “Semina il vento” di Alessandro Perissinotto e “I poeti morti non scrivono gialli” di Bjorn Larsson.  Nel suo romanzo d’esordio, Simoni, archeologo e bibliotecario ricrea le atmosfere medievali di monasteri e delle abbazie È il Mercoledi delle Ceneri del 1205 e a San Michele della Chiusa, il monaco Vivien de Norbonne trova, conficcato nella porta della sua cella, un pugnale con un chiaro messaggio di morte. Il segreto che da anni custodisce insieme a Ignazio da Toledo rischia di essere svelato, l’unica scelta è la fuga ma probabilmente andrà incontro a un atroce destino. Anni dopo Ignazio da Toledo, mercante converso, riceve l’incarico dal Conte Enrico di Salò, avogador di Venezia, di ritrovare un libro “in grado di sciogliere misteri inimmaginabili al di là delle cognizioni di qualsiasi filosofo e alchimista”.  Per Ignazio è tempo di partire, di lasciare il monastero di Santa Maria del Mare insieme al suo fedele amico Willalme e a Uberto, un giovane orfano accudito dai monaci che diventerà il suo secretarius. comincia così un lungo e avvincente viaggio per i tre uomini in diverse città, ognuna delle quali custodisce un indizio, un indovinello che, decodificato, indicherà il prossimo luogo da raggiungere in cui è nascosta una parte del libro. “Il mercante dei libri maledetti” sii rivela dunque un romanzo intrigante che non solo ha appassionato i lettori rimanendo per mesi in vetta alle classifiche di vendita ma ha conquistato anche i giurati del Premio Bancarella, i librai ed i bancarellai. 

Marcello, hai vinto il Bancarella con un’opera prima, che effetto ti ha fatto?
Un’emozione enorme, subito seguita dalla consapevolezza che non potrò riposare troppo a lungo sugli allori. Mi aspetta tanto lavoro, ma non mi spaventa.

“Il mercante dei libri maledetti” è la tua opera prima. Perché la scelta di scrivere un thriller ambientato nel Medioevo?
Negli ultimi anni ho scritto diversi saggi che mi hanno avvicinato a questo periodo storico, orientando la mia creatività non solo sul fronte scientifico-documentario ma anche su quello della fiction. Poiché da tempo volevo scrivere un romanzo, mi è parsa una scelta sensata – anzi, quasi un must – ambientarlo in un secolo pieno di fascino come il XIII secolo. Al di là delle usanze e degli eventi storici, l’elemento che maggiormente mi incuriosisce è la forma mentis dell’uomo medievale, a metà strada fra la cultura pagana e quella cristiana. Un altro must è stata la scelta del genere: come ho già spiegato altrove (sulla ezine Carmilla on line), il thriller possiede moduli narrativi che si lasciano “contaminare” con facilità da elementi provenienti da altri generi che vanno dal gotico all’avventuroso, dal noir al fumetto. Di fatto, ho scritto un romanzo ibrido.

Monaci, libri e omicidi. Il paragone col Nome della rosa è stato inevitabile. Che effetto ti ha fatto?
Mi ha lusingato, ma non sono del tutto d’accordo. Innanzitutto perché di romanzi ambientati nel Medioevo, tra castelli e monasteri, ne sono stati pubblicati a iosa e mi pare azzardato usare come unica pietra di paragone il capolavoro di Umberto Eco. A scanso di equivoci, Il Mercante di libri maledetti è certamente enigmatico e contiene enigmi come avviene ne Il nome della rosa, ma ciò non significa che io intenda mettermi al livello del noto semiologo. Umberto Eco ha scritto un giallo saggistico, io un thriller avventuroso, con tutte le differenze che ne conseguono. Riconosco il debito nei confronti di un maestro che ha saputo reinventare gli schemi della narrativa di genere, tuttavia le mie suggestioni e le mie finalità non corrispondono necessariamente alle sue.

I libri. Possono anche essere maledetti? Che rapporto hai con i libri?

Un libro non è mai “maledetto” in senso assoluto, in quanto porterà sempre benefici a qualcuno. E questo “qualcuno” di solito coincide con chi, leggendolo, ne metterà a frutto gli insegnamenti. La maledizione dei libri ricade sovente su chi non vuole che si legga, essendo questo il metodo più rapido per togliere la libertà e la consapevolezza alla gente. Spesso le cosiddette eresie del pensiero non sono errori né aberrazioni, ma evoluzioni di teorie fondate su nuovi punti di vista. E poiché ciascuno di noi è libero di pensare con la propria testa, può usare i libri come chiavi del futuro.

Il tuo secondo romanzo uscirà in autunno ma ci sono altre novità,mi anticipi qualcosa?
Proprio da questi giorni è disponibile un mio nuovo romanzo, dal titolo Rex Deus. L’armata del diavolo. Si tratta di un’idea slegata dalla trilogia dedicata a Ignazio da Toledo (il cui secondo capitolo, intitolato La biblioteca sotterranea dell’alchimista, uscirà in libreria il 4 ottobre 2012). Rex Deus consiste in un’avventura corsara ambientata nel XVI secolo, tra l’isola d’Elba e le coste toscane, dove i veri protagonisti saranno il mare, i duelli di spada e un tremendo segreto risalente ai tempi di Gesù. Il protagonista è Cristiano d’Hercole, figlio di un pirata turco agli ordini di Khayr al-Din Barbarossa, grand’ammiraglio della flotta ottomana. Questo romanzo è disponibile in formato ebook e uscirà a scadenza mensile in cinque puntate, a un prezzo veramente stracciato. Il progetto è nato da una chiacchierata con il mio editore (Newton Compton), che condivide a tal punto la mia passione per il feuilleton da propormi di scriverne uno… in formato digitale!

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