
Giocare a Reggio Calabria è diventato un lusso. O forse in parte lo è sempre stato. Ma la crisi nel settore dei servizi pubblici unita alle ben note difficoltà che hanno investito il Comune
di Reggio Calabria, hanno notevolmente aggravato la situazione negli ultimi anni.
I bambini che pochi giorni fa sono stati ripresi a giocare a basket usando le fioriere del Corso Garibaldi come canestro non erano dunque colti da un impeto irrefrenabile di egocentrismo. Semplicemente tentavano di riprendersi uno spazio interpretando la loro voglia di giocare e fare sport senza dover per forza mettere mano alla paghetta.
In città si contano ormai sulle dita di una mano i luoghi di aggregazione dove giovani e giovanissimi hanno la possibilità di giocare senza costringere i genitori a pagare dei ticket di ingresso. E quando il gioco si riferisce ad attività sportive o motorie in senso più lato la situazione diventa anche peggiore.
Il 27 maggio del 1991 l’Italia ha ratificato la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e l’Adolescenza approvata dall’ONU nel 1989. In essa, giusto per citare qualche articolo, si sancisce il ”riconoscimento al fanciullo del diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica”. Ed ancora che ”gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali”.
Diritti che purtroppo a queste latitudini, soprattutto da qualche tempo a questa parte, vengono costantemente disattesi.
C’è anzitutto un problema di strutture. Difficoltà generalizzate nella gestione e nell’organizzazione di iniziative pubbliche per la promozione della attività ludiche, ricreative e sportive di bambini e ragazzi. E se da una parte i tagli selvaggi al mondo della scuola hanno reso quasi impossibile l’organizzazione di attività extracurriculari gratuite per gli studenti, dall’altra le strutture comunali, poche e spesso fatiscenti, non riescono a sopperire alle richieste dei cittadini.
Fenomeno che ha portato da una parte ad un impigrimento generale delle giovani generazioni, che ormai sempre più preferiscono rimanere in casa davanti ad uno schermo, che sia il pc, una consolle o la televisione poco importa. Dall’altra al proliferare di piccole aziende private che costruiscono e gestiscono strutture ludiche o sportive fornendo servizi a pagamento e talvolta a costi proibitivi.
Iscrivere i bambini ad una scuola calcio, in palestra, a danza o in piscina, è ormai diventato un lusso che non sempre le famiglie riescono a permettersi. Soprattutto nei casi – sempre più rari a dire il vero – di famiglie numerose che hanno da gestire l’educazione dei figli, con ciò che comporta in termini di costi sui libri di testo e sul materiale didattico, ed al contempo assicurare loro la possibilità di giocare e fare sport.
A Reggio Calabria gli impianti sportivi attualmente disponibili sono gestiti dal Comune secondo un sistema di concessione annuale a tariffe alle Società, Associazioni ed Enti che ne facciano richiesta. Tra di essi lo Stadio Granillo, la Palestra Palloncino, il Complesso ”Parco Caserta”, la Palestra ”Pietro Viola” meglio conosciuta come ”Scatolone, il PalaCalafiore, il Palazzetto Botteghelle, il Campo Coni di Atletica leggera e il Campo di Calcio di Ciccarello. A questi si aggiungono una serie di altre piccole strutture di rilevanza circoscrizionale come il Polisportivo del Viale Messina, la Palestra Boccioni a Gallico, la Palestra e il campo di calcio di Pellaro, il campo di calcio di Sambatello e la Palestra Polivalente di Archi. Tutte strutture affidate in concessione ad enti e società sportive o disponibili dietro pagamento di tariffe orarie o abbonamenti.
Tariffe che hanno fatto molto discutere nelle scorse settimane soprattutto per l’impossibilità da parte delle Società di far fronte alle spese rischiaste dal Comune.
Giusto per fare qualche numero la tariffa oraria per l’utilizzo del Palacalafiore è di ben 184,90 euro. Ma per una manifestazione giornaliera si arriva a sfiorare i 2mila euro di affitto, più un 5% sugli incassi degli spettatori ove fosse previsto l’ingresso del pubblico. Va un po’ meglio al Botteghelle dove per un’ora si spendono 98 euro e per un’intera giornata 1320 euro. Una gara di campionato al Centro Polivalente del Viale Messina costa alla Società quasi 185 euro (in diurna), mentre per un’intera giornata 554euro più il 5% sugli incassi. Al campo di calcio Longhi Bovetto, al campo di Gallico e al campo di Bocale tariffa oraria di 184euro, mente 148euro sono richiesti per giocare un’ora al centro La Pinetina e a Ravagnese.
Una serie di costi proibitivi che hanno scoraggiato diverse Società sportive reggine impossibilitate quest’anno ad iscriversi alle attività agonistiche. E non va meglio, come detto, per i privati cittadini, in serie difficoltà nella scelta di un luogo dove praticare sport o semplicemente portare i propri figli a divertirsi.
In sostanza se si volesse partecipare ad attività completamente gratuite, escludendo quelle della scuola, non rimane che fare affidamento sugli spazi aperti sul Lungomare Falcomatà o l’area circostante il Cedir per fare un po’ di jogging in compagnia. Non c’è da sorprendersi dunque se alcuni bimbi di Reggio, da un po’ di tempo a questa parte, abbiano deciso di riprendersi i ”loro” spazi improvvisando partitelle di calcio o di basket in luoghi insoliti, come avviene ad esempio in alcune piazzette cittadine, sul Lungomare nell’area della Stazione Lido o addirittura sul Corso Garibaldi in notturna. Prendere un pallone ed iniziare a farlo rotolare per strada è l’unico modo per fare sport in città, senza che questo costi un occhio della testa.
(steper)




