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Quello che la scuola conta…in Parlamento

13 Novembre 2010
in Storie
Tempo di lettura: 2 minuti
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scuola

di Luisa Nucera – Una scuola che ancora, per esistere, deve fare i conti con una realtà che è in continua evoluzione. Una scuola che deve affrontare quello che nella società, impotente dinanzi al depauperamento delle risorse, è rimasto in termini di

professionalità, qualità educativa e dignità. Un tema più volte trattato e riproposto  all’Università per Stranieri Dante Alighieri  dall’onorevole Natino Aloi e da alcuni docenti universitari in occasione della presentazione del libro La scuola in Parlamento Interventi alla Camera dei Deputati. Ex Sottosegretario alla Pubblica Istruzione, nonché parlamentare per quattro legislature, l’onorevole Aloi non ha mai abbandonato l’ interesse per i problemi del Mezzogiorno e della sua cultura. E la cultura della società ha sempre puntato, per una corretta propagazione, sul veicolo clou del sistema educativo, ovvero la scuola. La scuola di ieri e di oggi, tematica connessa alla presentazione del libro è stato osservata da più punti di vista. La scuola non è capace di fare ideologie;si deve ripensare ad un progetto innovativo che riguardi le specificità, che sviluppi la multiculturalità e che valorizzi la meritocrazia, afferma il Professor Giuseppe Spadafora, docente di scienze della formazione all’UNICAL di Cosenza. Una scuola che esige un cambiamento di rotta e che sviluppa, nonostante tutto, la tensione a migliorare. Cosa richiede il nuovo? Il nostro è un paese globalizzato dove si incontrano grosse difficoltà per convertirci ad un meticciato culturale, incalza il Professore Antonio Gatto, docente all’Università di Messina. Una scuola che risulta, alla luce delle nuove riforme, mutilata a causa dei tagli scriteriati, della riduzione di attività didattica, e di una generazione che un mondo virtuale consente loro di vivere on –line senza alcuna considerazione per un passato sconosciuto e senza alcuna volontà di progettazione futura. La logica perversa dell’immediatezza, del tutto è dovuto, dell’avere subito, ha colpito i giovani i quali ora, brancolano nel buio,immersi a forza nell’epoca gelminiana responsabile, assieme a forze governative non proprio politically correct, di un inevitabile stato di confusione ove si susseguono normative sfornate sul momento e che mirano solo a tamponare il deficit dello Stato. Si deludono le aspettative di chi aveva investito nella scuola per mettersi sul percorso della conoscenza dei valori. Un patrimonio spirituale ed umano che ormai nessuno ricerca. Disarmante e desolante sperare in quest’ottica prevalente di scuola precaria fatta anche di docenti precari che vivono sulla propria pelle uno stato di insostenibile malessere e di difficoltà. Per questo non bisogna meravigliarsi se i ragazzi di oggi non leggono, non viaggiano e non studiano. Non leggono perché preferiscono internet, non viaggiano perché la scuola non finanzia mai di tasca propria i viaggi all’estero; non studiano perché sono costretti a stare in una classe stipati come sardine in scatola a causa degli accorpamenti scellerati. E’ fuorviante pensare anche che la scuola di oggi sia ridotta a brandelli perché i docenti non sono adeguatamente formati. Fare politica significa anche saper diffondere autentica cultura. Occorrerebbe soprattutto vera formazione politica per fare cultura. Altrimenti la consolazione degli afflitti, frase impregnata di fervido cattolicesimo, si trasforma paradossalmente in afflizione da fasulle consolazioni. Un vittimismo che soffoca la scuola ai limiti dell’intolleranza.

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