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Deboli, sempre piu’ deboli

14 Settembre 2009
in Storie
Tempo di lettura: 2 minuti
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lungomarenottebis

di Pino Rotta* – Stuprata da coetanei, pestato perché gay, accoltellato per futili motivi.

Siamo sempre più colpiti dagli episodi di violenza fisica ai danni di donne, omosessuali, stranieri dalla pelle scura,

insomma persone che sono (o sono ritenute) soggetti deboli.

Non sono fenomeni lontani da noi, ogni giorno, anche nella nostra città, possiamo assistere ad atti di violenza che diventano fatti di cronaca solo se ci scappa il morto o il ferito. Eppure questi fatti quotidiani non danno scandalo, se non in misura minima rispetto al “mostro in prima pagina” proposto ripetutamente dalla televisione.

Non vogliamo fare qui un discorso sui media, invece vogliamo capire se le istituzioni locali hanno la benché minima idea di quello che accade nella nostra società, nella scuola, nella famiglia. Di quali sono i motivi che stanno alla base di questo tipo di violenza.

E questa domanda di comprensione deriva dal fatto che proprio queste istituzioni locali continuano a propinarci costose passerelle di politici ed uomini in divisa in occasioni ormai consunte che si autodefiniscono “educazione alla legalità”.

Per certo è sempre utile sapere che un libro viene pubblicato e ci spiega cosa è la ‘ndrangheta e si spera che questi libri vengano letti da molte persone, ma qui il fenomeno è diverso. Può concernere la cultura mafiosa ma non appartiene a questo ambito criminale.

Atti di violenza fisica, il possesso di armi, legalmente o illegalmente detenute nel contesto è poco rilevante, atti di vandalismo contro un monumento o un edificio pubblico o nell’ambito di un evento calcistico, sono la manifestazione simbolica di una cultura più diffusa e radicata alla cui base c’è la negazione dell’altro ed il perverso ma reale bisogno di affermare la propria esistenza, il proprio esserci nel presente.

Per riconoscere e poter intervenire su questa realtà bisogna smetterla con le barzellette sull’educazione alla legalità in cui gli “esperti pontificano” davanti ad un pubblico interessato solo alla presenza delle telecamere e di quello che si ritiene essere il vip del momento, è necessario mettere in atto delle serie iniziative di studio dei linguaggi e dei comportamenti premonitori di questi fenomeni e destinare risorse economiche ed umane per guidare un processo di consapevolezza di questi segnali. Questo può essere fatto nelle scuole, ma occorre anche coinvolgere personale qualificato e le famiglie, ma può essere fatto anche in ambiti più da “adulti” come uffici pubblici di varia natura, indirizzando l’attenzione sul benessere organizzativo e la prevenzione del mobbing. L’importante è capire che il problema è serio e va affrontato con serietà non con la superficialità consueta della “cultura dell’immagine”!

 

*Direttore Helios Magazine

 

 

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