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    La Fata Morgana e la magia dello Stretto

    fatamorgana.jpgdi Anna Foti – “Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni. Ululano ancora le Nereidi obliate in questo mare… Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine… sotto le porpore iridescenti dell’occaso è appiattata, dicono, la morte…Quella che sradica, non quella che lascia dietro di sé le lagrime, ma quella cui segue l’oblio. Tale potenza nascosta… ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’ombra nel cielo, come l’eco nel mare. Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia”. 

     

    Sono le parole di Giovanni Pascoli ad aleggiare sullo Stretto tra Reggio Calabria e Messina, come fossero filamenti iridescenti dispensati da una bacchetta magica. Come se la penna di Pascoli fosse riuscita a cogliere il fascino di una terra che ha il privilegio di assistere all’incontro del mar Ionio e del mar Tirreno e alla sua sublimazione nel mar Mediterraneo. La tradizione di luoghi sospesi tra memoria e leggenda non poteva che essere affidata ad un personaggio femminile, prestato dalla mitologia celtica e ormai divenuto essenza di una realtà che nelle terse giornate si adagia sullo specchio ondoso dello Stretto e su di esso si riflette. Sacerdotessa di Avalon, sorellastra di re Artù, maga e allieva prediletta della Dama del Lago, personaggio

    ricorrente nel ciclo arturiano all’interno del quale è guaritrice, antagonista di re Artù, allieva e poi rivale di Merlino, Fata Morgana è oggi una sognante presenza nell’immaginario degli abitanti delle coste calabro – sicule, cara a quanti dalla terra reggina hanno assistito al fenomeno della Fata delle Acque, quando il mare si fa specchio per la città di Messina, niente la divide da Reggio Calabria e nulla separa l’isola dalla penisola. Un fenomeno ottico tra i più rari e straordinari, capace di sorprendere anima e occhi inclini all’incanto. Esso predilige le giornate particolarmente calme e calde, in cui l’assenza di vento favorisce la formazione di minuscole goccioline di acqua rarefatta che moltiplicano l’effetto di rifrazione degli oggetti stanti sulla riva. In particolare potrebbe accadere di ammirare le immagini contemporaneamente riflesse sull’acqua e sulla iridescente cornice dell’aria fregiata di arcobaleno. Un’illusione che, creando una città irreale, avvicina le terre sopra un manto marino complice e sotto un cielo accondiscendente. Si narra che Fata Morgana avesse scelto l’incanto dello Stretto per la culla del proprio castello e della sua città sottomarina e che per difenderli dalle incursioni barbare in arrivo in Sicilia dalle coste calabresi, avesse illuso il re barbaro di poter raggiungere l’isola, senza la necessità di attraversare dello Stretto e con pochi passi sulla terraferma. Ma all’atto del passaggio, invece, le acque avrebbero sorpreso il re barbaro e lo avrebbero inghiottito. Quella ricchezza di miti e di echi era salva.

     

    Sospesa tra una realtà sognata e un sogno irreale, la Fata Morgana possiede quell’istinto primordiale alla protezione, proprio della donna, che preserva il luminoso spettacolo dello Stretto dalle ombre nel tempo susseguitesi su di esso per minacciarne la quiete. Uomini primitivi, i Greci di Ulisse e poi di Enea, i Romani, gli evangelizzatori Pietro e Paolo, i Bizantini, i Normanni gli Spagnoli, i Francesi; e poi ancora gli Algerini, i Tunisini, i Turchi, i Marocchini e gli Islamici. innumerevoli presenze che hanno invaso, a volte anche messo a ferro e fuoco le città. Un crocevia di culture e poetiche ispirazioni posto sotto l’ala di Fata Morgana, depositaria di preghiere, lamenti di battaglia, urli di guerra, vincitrice sulle ombre con la sola forza del sogno e della speranza. Un trionfo intangibile ma percettibile se ancora esiste il talento di crederci. Ed esiste ogni volta che una donna di un pescatore a Scilla o Bagnara, a Messina o a Ganzirri, aspetta, prega, si affida, spera e sperando rappresenta la forza di un popolo. Ogni volta che un naufrago vaga alla ricerca di porto e sulle onde veleggia il suo coraggio sconfitto, ogni volta che sirene ammaliatrici vengono invocate da indomiti navigatori. Una forza che è il canto poetico e melodioso di Pascoli. Una forze che è essenza di questi luoghi, Una forza che è nella bellezza eternamente e intensamente evocativa di Fata Morgana.

     

    Ma le acque dello Stretto sono cariche di voci e di suoni che riecheggiano dal passato e si librano senza disperdersi. Sono le invocazioni rivolte dai soldati alla Vergine di Melito Porto Salvo, dai feriti della battaglia navale di Punta Stilo nel 1940 alla Vergine Maria, dai naviganti alle sirene degli scogli di Scilla. Il suono sordo cerca un’eco per trovare ascolto e la trova in questo scrigno di suggestioni invidiabili e di rara meraviglia.