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    Sanità: ad un passo dal collasso

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    di Giusva Branca
    – Che sia necessario, ad un certo punto, intervenire sui conti e sulle casse per evitare la bancarotta è cosa non solo giusta ed opportuna, ma spesso necessaria ed indifferibile.

    Questo criterio vale ancora di più se in ballo ci sono servizi primari ed essenziali come quelli relativi alla sanità.

    Ora, il lavoro che il generale Cetola ed il suo staff stanno affrontando all’Asp di Reggio Calabria è non solo improbo ma anche impopolare, visto che i nodi di anni (meglio, decenni) di sperperi e ladrocini (ci hanno insegnato che il giornalista deve definire le cose con i nomi appropriati) stanno venendo al pettine tutti assieme.

    E però il tema è delicato assai, visto che, in settori assai diversi, quando arriva il tempo delle vacche magre tirare la cinghia è assai più facile, nelle conseguenze.

    I sacrifici, il “lacrime e sangue” si sostanziano sempre nella riduzione dei consumi.

    Ma se  si tratta di servizi essenziali, allora, le cose cambiano e di parecchio.

    L’Azienda sanitaria di Reggio sta affogando sotto il peso di un buco di oltre 500 milioni e anche qui la confusione regna sovrana.

     Non si riesce ad avere un dato definitivo, certo e condiviso e non si avrà mai, perché ottenerlo nell’analitico significherebbe contemporaneamente cominciare a delineare i comparti “sofferenti” e, quindi, gli sprechi comincerebbero ad avere nomi e cognomi, magari di “amici degli amici”.

    Ma ancora più urgente di questo aspetto c’è quello delle conseguenze, dell’emergenza sociale che – e qui Cetola deve dimostrare di non essere un altro del “carrozzone“ – mai, in nessun caso, può essere alimentata o anche solo prorogata in nome del risanamento dei conti.

    Il paradosso, infatti, è che se prima qualcuno ha sperperato e rubato soldi destinati alla gente, ai servizi, alla qualità della sanità calabrese, oggi, proprio per quel buco, è ancora la sanità a pagarne le conseguenze.

    Il “non ci sono più soldi” non può andar bene in questo caso.

    Noi non ci stiamo e lo gridiamo forte.

    Strill.it sta dalla parte degli anziani che si misurano con liste d’attesa che parlano la lingua dei mesi, con chi è costretto a fare il giro degli Ospedali della provincia per trovare un posto libero.

    Strill.it sta con i volontari dell’Hospice che non hanno esitato un minuto ad attivare ogni tipo di colletta per stare in piedi.

    Strill.it sta con chi lavora al “118” di Reggio, due auto sole di “proprieta” , con oltre 150.000 chilometri a testa sulle ruote, personale ridotto all’osso, nemmeno un centralino che metta in coda automaticamente le chiamate .

    Strill.it sta dalla parte di quelli della “Misericordia” – anche questi volontari – che, al costo irrisorio di 15 euro a chiamata,  supportano proprio il “118” e, nonostante tutto, non vedono soldi da oltre un anno (e solo in queste ore le loro spettanze sono state in parte saldate, dopo il loro stop)

    Strill.it sta dalla parte dei farmacisti che non percepiscono soldi (i loro soldi!!!) da più di un anno.

    No, generale Cetola, la frase “spiacenti, non ci sono soldi, ripassate”, così frequente nelle sue interlocuzioni con tutte le parti, gradiremmo non sentirla più.

    Non è ammissibile, non è giusta in uno Stato sociale.

    Piuttosto, la vera svolta Cetola la firmerebbe se battesse i pugni sul tavolo della politica e ponesse lui un aut aut del tipo “O mi date i fondi per fronteggiare l’emergenza mentre vi risano i conti oppure me ne vado”.

    Il fatto è che i rapporti tra Cetola e la politica regionale sono al lumicino.

    L’assessore Spaziante non riesce a parlarci, ad una richiesta di incontro Cetola ha risposto “picche” e, così, agisce in “solitaria”, fuori controllo, da tutto e da tutti.

    Il che, alla luce del rigore morale che non facciamo fatica a riconoscere al generale Cetola, diventa addirittura una risorsa, o almeno può diventarlo.

    A condizione, però, che, Cetola comprenda che il suo mandato non termina col risanamento dei conti, dovendo, necessariamente, garantire non solo il mantenimento, ma anche – ed in tempi brevi – il miglioramento degli stessi.

    A meno che il generale non abbia in mente di restituire, alla fine del suo mandato, conti a posto e sanità al collasso (peraltro comunque vicinissimo).

    Oltre alla catastrofe sociale sarebbe una beffa insopportabile, come dire…sotto il vestito niente…