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    Un aeroporto che muore; chi al comando del Tito Minniti? – seconda parte

    aereo

                                      di Gianluca Del Gaiso 

    All’ordine del giorno dell’assemblea di domani al “Tito Minniti”, ci sono due punti, numerati come tutti gli altri, ma che in una parentesi invisibile, parlano di Futuro, con la F maiuscola, per lo scalo aeroportuale reggino. C’è una voce che vuole dimissionario l’amministratore unico di Sogas, la società che lo gestisce, Pietro Fuda. E c’è un’altra voce che chiede la costituzione di un Cda. Insomma, cambiano i vertici.

    Già, perché non sta bene l’aeroporto. Ha la febbre. Ma non da ora, da sempre. Gli hanno allungato la vita…no, scusate, la pista. Messo le luci nuove. I parcheggi sono quasi pronti. Ora c’è il nuovo svincolo. Bianchi ha promesso un nuovo pontile per fare arrivare subito i messinesi. Ma i passeggeri? Ebbeh, Sono sempre quelli. E hai voglia che da queste parti si sia staccato qualche biglietto per: Genova, Bari, Verona, Pescara, Cracovia, Zurigo.

    Non è bastato a fare un Minniti “ponte aereo dello Stretto”.

    Qui si va tutti a Roma e basta, da sempre. E se cacciano quella, forse vede giusto chi dice che: qui si chiude dalla sera alla mattina. Altro che sei destinazioni nazionali fisse come chiede qualcuno per dare stabilità allo scalo dello Stretto.

    Neanche più a Milano si va che tocca pernottare con il nuovo cambio di orario del volo. Come se non bastasse, ultimamente al lungo elenco delle mete “turistiche” scomparse, gli fanno eco anche Torino, Bologna e Pisa, che magari, tra emigrati calabresi e studenti, un mezzo pieno di carico lo facevano a differenza di Zurigo dove non si è mai capito chi ci doveva andare.

    Oggi da Reggio oltre che per la Capitale, si vola per Milano, Bergamo, Venezia e Malta. E da fine aprile a quanto sembra, arriva pure Air Italy che farà i voli per Varsavia e da questa estate per un’altra destinazione sempre della Polonia. Già, le compagnie che compaiono e poi scompaiono. Ci sono pure loro tra i virus del malato Minniti.

    Allora…vediamo: Consulta ha portato tra le altre: Intestate Airlines, Italy Airlines e Club Air. Durata media della loro permanenza da queste parti, un anno. Per l’ultima: da metà novembre a fine gennaio. Per carità va benissimo l’idea dello “stagionale”. Anche in Sardegna, ad esempio, dove i soldi li fanno col turismo per davvero, d’estate ci mettono le compagnie ad hoc. Ma è una cosa diversa che si basa più sul come dire:…“dove vanno i turisti?”…”ah sì, a  Vienna”…“bene, allora cerchiamo di organizzarci per vendere i pacchetti per lì”… e così via.  Certo, almeno qui siamo andati a Barcellona, e per un po’ pure a Parigi. Vero, sono quelli che qualcuno definisce gli “Scopelliti flights”,i voli organizzati grazie all’intervento del Comune reggino e la disponibilità di Air Malta.

    E la prossima estate, invece?

    Uhmm…se continua così tocca sperare che Legambiente dichiari interamente balneare tutto il Lungomare. Intanto in Inghilterra come ogni anno ci andranno in tanti. Basti pensare agli studenti per i soggiorni studio. Ma si parte sempre da Roma. I più grandicelli magari vorrebbero la Grecia, ma a furia di fare scali qua e la, si arriva prima in macchina. Da Lamezia per Londra bastano nemmeno 100 euro.

    Già Lamezia che a febbraio di questo 2008 di passeggeri ne ha contati 80.273. Noi, 33.052. Sempre gli stessi. Anzi, nemmeno. Lo scorso anno dello stesso periodo erano 34.790 (oltre mille in più). Ma se vai a guardare i dati ufficiali scopri che pure a dicembre 2007 dal Minniti sono partiti in 37.332. Sali e scendi ma lo zoccolo duro dell’aeroporto reggino resta quello. Liberi professionisti, chi va e viene da Roma. Stop. I soliti della provincia reggina e messinese in viaggio da una vita, insomma. Il turismo “aereo” è un’altra cosa. In fondo basterebbe magari, anche qui, dice qualche addetto ai lavori, chiedere alle agenzie di viaggio presenti sul territorio di organizzarsi con una meta che sia, questa sì, richiesta.

    Per pensare ai voli charter ancora magari ce ne vuole. Eh sì perché il nostro è un aeroporto 4C. Il 4 sta per la pista che è nella categoria dei 1800 metri. Buoni per carità rispetto alla media nazionale, ma magari per i voli più grandi ci vogliono altri 3-400metri. E poi c’è la C che impedisce l’atterraggio ai velivoli con un’apertura alare superiore ai 36 metri. A proposito, vi ricordate la famosa storia del vento che ogni tanto rispunta per cui i voli vengono dirottati? MD 80 a parte che, si sa, di costruzione hanno la limitazione in determinate condizioni, qui non ci crede più nessuno.

    Gli altri volano e atterrano alla grande. Aspettando i charter però domani gli azionisti (Comune, Provincia, Camera di Commercio di Reggio e della dirimpettaia Messina con quote ovviamente diverse) sono chiamati a gettare le basi di una possibile svolta. Di proclami se ne sono visti tanti. Lasciando il tempo che trovano. Non ci si crede più.

    Di concreto invece c’è magari ancora su quel tavolo delle possibili carte da giocare, anche il jolly della privatizzazione. Qualcosa più di una semplice idea, direbbe l’interesse di quel gruppo, Miro Radici Finance, proprietario della Miniliner, che dopo aver fatto il suo nella vicina Crotone (“nuovamente in grande spolvero” a detta degli esperti del settore), non troppo tempo fa aveva mostrato timide intenzioni ad affacciarsi anche da queste parti… Sì o no?  

    2 – fine