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    Santo Versace: partire dalla Calabria per tornare in Calabria

    santoversace63 anni ci sono ma non si vedono; l’energia c’è e si sente, al pari della travolgente eloquenza che accompagna ogni suo concetto, che alberga in tutte le sue espressioni.

    Santo Versace, di fatto, è uno dei prossimi deputati della Repubblica ed in Parlamento approda proprio dal collegio elettorale della sua Calabria.

     

    Già, la Calabria, Reggio. Luoghi dai quali partì l’epopea dei Versace e che Santo non ha mai dimenticato. Ma la gente lo ricorda?

    Chi mi conosce sa che non sono mai cambiato, mezzo contadino e mezzo pescatore, ho cominciato a lavorare il carbone a sei anni, quando il mio papà mi disse che, ormai, ero abbastanza grande per cominciare. E cominciai sul territorio. Di fatto non sono andato mai via dalla Calabria, anche mio fratello Gianni ha sempre parlato della Magna Grecia.

    Guardare oltre, avanti, ma senza mai perdere di vista la strada lasciata alle spalle; un po’ come guidare tenendo costantemente sott’occhio lo specchietto retrovisore. Santo Versace è un un po’ così ed il gusto inimitabile del “nuovo” stavolta lo cerca in politica, dove, comunque, la sua spendita è una novità, almeno sul piano diretto.

    Resta da chiarire la strana dicotomia che lo vuole impegnato storicamente col centrodestra ma anche “advisor” della Giunta Loiero, in Calabria.

    Questa obiezione la  può sostenere solo chi è in mala fede, perché il mio passato, a partire dal 1993 non lascia adito a dubbi di sorta: Formentini, Formigoni, Berlusconi, Albertini, Moratti sono tutti personaggi politici cui ho dato pubblicamente il mio sostegno. Versace lavora in Lombardia e con la Regione Lombardia. Per me, tuttavia, le Istituzioni non hanno colore politico; se un Sindaco, un Governatore, soprattutto se è della mia terra, chiede una mano io gliela darò sempre, trovo che sia una sorta di dovere civico.

    Onestamente, però, non sembra indelebile il segno lasciato sulla Regione Calabria.

    Avevo incassato, a fatica, la disponibilità del Governatore della Lombardia, Formigoni, per una partnership fatta di scambi di ogni genere con la Calabria, ma dalla Giunta regionale calabrese ho avuto come risposta solo freddezza, al pari della disponibilità ottenuta da grossi gruppi bancari internazionali per finanziare dei progetti. Anche qui, però, chi di competenza ha fatto orecchie da mercante. Di più non posso fare; più che metterci la faccia, il nome, il prestigio del nostro marchio ed i rapporti personali proprio non posso…

    Ma è solo la politica il problema della Calabria e, più in generale del Sud?

    Mettiamola così: la malapolitica e la malaburocrazia generano malessere, quel malessere che poi in Sicilia si chiama in un modo, in Calabria in un altro ed in Campania in un altro ancora. Capovolga il concetto, crei un circolo virtuoso e vedrà nascere il benessere. Per fare ciò, però, è necessario cambiare la politica da cima a fondo, L’antipolitica non la fa Beppe Grillo, l’antipolitica la fa la politica stessa, l’antipolitica sta a palazzo Chigi. La gente è disinteressata alle dinamiche della politica in senso stretto; la gente vuole la ricerca del bene comune ed i leaders politici solo adesso stanno cominciando ad utilizzare il linguaggio che io uso da dieci anni. Ma bisogna occuparsi di questo 24 ore al giorno

    Ma il concetto di sviluppo del territorio è possibile che passi solo attraverso la buona politica?

    Certamente, perché dalla politica discende direttamente l’efficacia della burocrazia che, quando non funziona, è il cancro.

    Se lo stesso imprenditore, mio amico, col medesimo progetto, ci mette due anni per ottenere i permessi per investire in Calabria e sette giorni in Friuli qualcosa vorrà dire…se la politica e la burocrazia danno un pessimo esempio a quale modello vuole che si ispiri la gente?

    La politica deve farsi amare, deve creare valori; la politica di oggi non solo non crea valori, ma li distrugge!

    Ed in quest’ottica come bisogna leggere il suo impegno in questo settore?

    Dopo 37 anni torno a servire il Paese; nel 1971 come ufficiale di cavalleria, oggi in Parlamento. C’è poco da fare, ci si forma sull’esempio. Vuole un nome che sarebbe stato davvero nuovo per la politica italiana? Riccardo Illy che sta dimostrando il suo valore passo dopo passo, dall’impresa, al Comune di Trieste alla Regione Friuli, eppure siamo sempre di fronte ai soliti noti perché termini come educazione, legalità, meritocrazia sono stati cancellati dal vocabolario della politica e vi devono urgentemente rientrare per poi albergare stabilmente nella coscienza e nell’etica della politica stessa. Lo spoyl sistem, ad esempio, se applicato sistematicamente, senza riguardo, se allargato a dismisura, insomma, è un concetto mafioso della gestione del potere.

    In un’intervista rilasciata a strill due anni addietro lei sottolineava la necessità per i Calabresi di “riprendersi il senso del lavoro”. Che significa?

    In Italia c’è necessità di ricreare, in qualche modo, lo spirito del ’45 e questa esigenza aumenta man mano che ci si sposta verso il Sud. Mio padre diceva che non esistono problemi, ma soluzioni e le prime tre soluzioni ai problemi sono lavoro, lavoro, lavoro. I  Calabresi sono stati sempre dei gran lavoratori, ma dopo gli anni ’70, da quando, cioè, l’assistenzialismo di Stato ha soffocato i progetti, da quando la burocrazia ha ucciso la creatività, è passato il principio, devastante, per cui, tutto sommato, si può anche lavorare poco, senza spendersi, rischiando poco o nulla e vivere bene ugualmente. E mentre la pigrizia travolge i Calabresi di Calabria, poi ti guardi intorno e vedi che i Calabresi dominano il mondo, occupano i posti-guida ovunque. Solo a Toronto sono oltre 500.000!

    Ma su questo si innesca anche un sistema di crescita, di conoscenza, di meritocrazia che da noi è troppo spesso messo in secondo o terzo piano. Per imparare dalla realtà è necessario un metodo. Agire prima di reagire, conoscere per riconoscere, il tutto condito dal rigore e dalla disciplina.

    Si parla troppo spesso di diritti e quasi mai di doveri. Eppure i diritti discendono dai doveri; ogni tre doveri assolti puoi chiedere un diritto! Pensi cosa potrebbe essere questa terra se venissero sfruttate le potenzialità: un Paradiso terrestre.

    Ma Santo Versace cosa chiede, di cosa vorrebbe convincere i Calabresi?

    Vorrei convincerli ad occuparsi della cosa pubblica, della politica, del bene comune per 24 ore al giorno, perché il nostro, ormai, è un problema culturale. Personalmente, se non fossero sopraggiunte le iniziative di Gianni, sarei rimasto qui, dove avevo già avviato uno studio da commercialista, ed a chi mi chiede di fare da testimonial della Calabria rispondo che ne conosco migliaia di oscuri testimonial che, ogni giorno, in silenzio, si fanno in quattro per tenere in piedi la baracca. Da parte mia, dopo i primi 30 anni passati qui, i secondi 30 in giro per il mondo, la terza parte della mia vita la vorrei dedicare ai problemi del Sud del mondo. A partire da Reggio e dalla Calabria.