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    “Scusi tanto, onorevole, ci siamo sbagliati”

    manette

                                    di Giusva Branca 

    Qualcosa non quadra, proviamo a ricapitolare: Franco Pacenza, arrestato con ignominia come il peggiore dei terroristi, in un villaggio vacanze sardo alla presenza dei familiari, è stato prosciolto da ogni accusa. Cioè, dopo averlo condotto in manette davanti al Paese intero, lo Stato ha detto che non c'erano gli elementi non per condannarlo, ma nemmeno per fargli un processo e vedere…quindi "tante scuse e arrivederci…"

     

    Per Maurizio Feraudo è stato il Gup a decidere che gli elementi a suo carico non erano sufficienti per sostenere un processo. Risultato: "tante scuse anche a lei, onorevole".

    Diversa, territorialmente e per gradi di giudizio, la vicenda che riguarda l'ex assessore regionale Pasquale Tripodi, arrestato su ordinanza del Gip di Perugiascarcerato dal Tribunale del Riesame con motivazioni piuttosto pesanti per l'impalcatura accusatoria.

    La storia più strana, però, riguarda proprio il numero uno, l'esponente massimo della politica calabrese.

    Agazio Loiero, fatto assurgere alla qualifica di imputato dalla Procura di Catanzaro che ne ha richiesto il rinvio a giudizio in fase di chiusura di indagini preliminari per gravi ipotesi di reato connesse alle attività istituzionali alle quali è preposto, è il protagonista della vicenda più paradossale. La Procura della Repubblica di Catanzaro – è vero, con un altro Pm, ma in tutti i manuali di procedura penale è scritto che l'Ufficio di Procura è impersonale – dopo poco tempo, durante la medesima udienza preliminare dalla Procura stessa richiesta, ha concluso per la richiesta di proscioglimento dell'imputato.

    "E scusate, ma allora per quale motivo ce lo avete portato fin qui?" avrà pensato il Gup, altro pezzo di quello Stato impazzito che riesce a litigare con sè stesso in una sorta di imbarazzante e delirante sdoppiamento di personalità.

    Si dirà che queste sono le dinamiche della giustizia, che è normale, che i diversi gradi del procedimento penale sono la massima garanzia per indagati prima ed imputati poi.

    Vero, ma se in questo momento, per quattro casi, nei confronti di altrettanti importanti pezzi della politica regionale – tutti, curiosamente, del centrosinistra –  si è pervenuti al classico "scusate, ci siamo sbagliati", forse  i vertici del centrosinistra regionale tutti i torti a prendere cappello rispetto ad una situazione da caccia alle streghe non hanno.

    Ciò che fa difetto loro, ma si tratta di un peccato veniale, figlio di umane debolezze e timori, è il coraggio di individuare nei meccanismi che governano l'operato della magistratura il bersaglio delle critiche.

    Più facile, molto più facile, attaccare la stampa.

    D'altra parte chi di noi, per una volta almeno, non ha scagliato in terra il termometro che segnava la febbre?