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    Prigionieri di una strada; il caso di Reggio TV, quando lo scandalo supera la fantasia

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                                       di Antonino Monteleone

    Di Liquichimica, centri siderurgici, porti ne abbiamo parlato in un recente approfondimento. Dei tentativi di sviluppare un territorio “a norma di legge” anche. Negli anni che la Calabria si è lasciata alle spalle, comprese le innumerevoli calamità sociali che l’hanno investita,

    abbiamo trovato le prove di quanto un’intera regione e la sua popolazione fossero state “drogate” dalla pioggia di denaro che avrebbe dovuto se non pareggiare, almeno ridurre, il divario con il più progredito nord. asi

     

    Negli anni ’80 nelle regioni italiane cominciano a comparire i primi Consorzi per le Aree di Sviluppo Industriale e sarà proprio il consorzio ASI di Reggio Calabria a progettare ed a consegnare alla Calabria, nel 1994, il Porto di Gioia Tauro.

    Costruito lì dove sarebbe dovuto sorgere il V Polo Siderurigico.

    Ma non si vive di solo porto.

    Compito dei Consorzi per lo sviluppo industriale è – statutariamente – “quello di promuovere e favorire l'insediamento delle imprese industriali, artigianali e di servizi nelle aree attrezzate del comprensorio provinciale secondo gli indirizzi stabiliti dagli organi preposti.”

    E veniamo proprio alle aree attrezzate perché è qui che comincia la storia che raccontiamo.

    sedenuovartv3Le aree della provincia di Reggio Calabria sono quelle di “Gioia Tauro – Rosarno – San Ferdinando”; “Campo Calabro – Villa San Giovanni”; “Reggio Calabria – S. Gregorio – S. Leo” e “Saline Joniche”.

    Tralasciando Gioia Tauro e considerando la chiusura del Polo Tessile di S. Gregorio e che a Saline le OGR non esistono più, l’area più rilevante sembra essere quella di Campo Calabro. E’ lì che sorge – giusto per fare un nome – lo stabilimento “Mauro Caffè”.

    Un’area i cui spazi sono quasi esauriti. Merito della voglia di fare impresa, merito di una disponibilità di risorse che negli anni passati ha consentito al Consorzio ASI di Reggio Calabria di investire e realizzare le infrastrutture, oggettivamente al limite della sufficienza, per ospitare i nuovi insediamente industriali.

    Usedenuovartv5no di questi, però, si è ritrovato la “strada sbarrata” nel vero senso della parola.

    E’ la società “Produzioni Televisive” (che detiene il controllo dell’emittente privata reggina RTV) ad acquistare nel 2006 il lotto n.45 dell’agglomerato industriale di Campo Calabro.

    Lì sorgerà il capannone che dovrà ospitare gli studi televisivi. Posizione incantevole. In prima fila a strapiombo sullo Stretto.

    Chissà se avrebbe rinunciato al panorama mozzafiato se avesse saputo prima cosa gli sarebbe successo, Eduardo Lamberti Castronuovo.

    Chissà se lo avrebbe fatto se avesse saputo che quando stava per completare l’opera di realizzazione del suo capannone, “qualcosa” si sarebbe messo di traverso.

    Il lotto 45 è l’ultimo di una serie di spazi e fa da confine tra l’area sottoposta alla competenza sedenuovartv1del Consorzio ASI, alcuni fondi privati e l’area demaniale del Comune di Villa San Giovanni.

    Per arrivarci è necessario percorrere circa 400 metri che delimitano proprio questa linea di confine. Ma non è tutto. La strada è priva di bitumazione e durante le pioggie invernali la sede stradale subisce una forte sconnessione.

    Arriva il 2007. Nonostante i disagi incontrati la struttura è pronta.

    Ma lì, nel lotto 45, ancora non è presente l’allaccio alla rete fognaria e la strada  sembra ancora lontana dall’essere realizzata.

    sedenuovartv6Non è finita. Il proprietario di un fondo confinante ha issato una palizzata oltre il confine che gli spetterebbe limitando la dimensione della carreggiata impedendo così ai mezzi impegnati nei lavori di accedere al sito. Si è reso necessario l'intyervento del Prefetto per disporne la rimozione forzosa e consentire un più agevole – si fa per dire – accesso al cantiere.

    Ancora prima RTV lamenterà all’ASI la mancanza delle opere di urbanizzazione necessarie per la funzionalità del proprio insediamento.

    L’ASI – paradossalmente – proprio nel finire dello scorso anno chiede a tutte le imprese, già proprietarie di un lotto insistente nell’area di Campo Calabro, il pagamento, proprio di quelle opere di urbanizzazione che in effetti ci sono. Per molti. Ma non per tutti.

    “E’ la legge che impone di riscuotere il pagamento di quella fattura”. Francesco Cosentino è il Presidente del consorzio ASI di Reggio Calabria e quando ci riceve ha già capito di cosa vogliamo parlare.

    “Che devo dirle. La colpa non è mia. Non ci sono i soldi. La Regione non ci sta finanziando”.

    sedenuovartv2E ci mostra subito le carte. Una lettera indirizzata all’Assessorato Regionale alle Attività Produttive, datata 11 ottobre 2007, nella quale il Consorzio, da un lato, prende atto e fa presente che a Campo Calabro ci sono quattro ditte che sono state “costrette a realizzare le loro attività produttive su un’area ancora sprovvista delle necessarie opere di urbanizzazione”, dall’altro, chiede all’assessorato Regionale alle Attività Produttive di finanziare il progetto (messo a punto molto tempo prima) denominato “Infrastrutture di base ed acquisizione aree nell’agglomerato di Campo Calabro – Reggio Calabria – Villa San Giovanni – 1’ lotto” per un importo che si aggira attorno ai 30 milioni di euro.

    Ma la situazione, nei mesi successivi, peggiora. La strada subisce uno smottamento ed è addirittura il Comune di Villa San Giovanni a reclamare degli interventi risolutivi.

    E sempre Cosentino ci mostra una comunicazione successiva, indirizzata sempre alla Regione Calabria, a sottolineare quanto “è urgente realizzare almeno un tratto di strada di lunghezza di circa 400 metri, a servizio delle ditte Zeta 3, Produzioni Televisive, Francis ed altre. Queste imprese, pur avendo già realizzato i capannoni, utilizzando a tal fine anche finanziamenti pubblici, si trovano oggi ad operare su un’area ancora sprovvista delle necessarie opere di urbanizzazione” chiedendo pertanto “di volere finanziare il progetto, almeno per la parte necessaria a realizzare il tratto di strada citato, per un importo di 1,5 mln di € con i fondi residui dell’APQ “Infrastrutturazione per lo Sviluppo Locale” risalente addirittura al 2002.

    Ma da Catanzaro quei soldi non sono ancora arrivati.

    Isedenuovartv4l "cubo" dovrà ospitare i nuovi studi televisivi, la redazione, un teatro. Sorgerà un polo d’eccellenza tecnologica nel campo della comunicazione, ci sarà perfino la tipografia per la progettazione e la stampa delle scenografie.

     

    La costruzione che sorge sul lotto 45 si vede percorrendo l’autostrada proprio all’altezza di Campo Calabro. Un grande cubo di colore azzurro. E’ tutto pronto, ma il percorso è improponibile per chi ci dovrà lavorare (tecnici, giornalisti), figurarsi per ospiti e pubblico.

    Davanti a questa serie interminabile di disagi e difficoltà l’imprenditore sul quale gravano rischi, responsabilità, oneri, doveri e che, non pago, vuole investire nel proprio territorio (è ormai raro l’insediamento di realtà produttive provenienti dall’esterno) come deve reagire?

    Se diventa impossibile costruire un tratto di strada di appena 400 metri, proprio dove sarebbe dovuto sorgere il Ponte sullo Stretto di Messina, come si può chiedere ad un’intera Regione di provare a ri-sollevarsi?