• Home / RUBRICHE / Storie / Omeca: quali prospettive?

    Omeca: quali prospettive?

    reggiocalabriadi Anna Foti 

    Genova 1853. Sorge qui la società industriale Ansaldo oggi affermata nel campo dell’energia elettrica, del combustibile e del nucleare, oltre che dei trasporti. Uno degli interventi riorganizzativi operati dal FinMeccanica ha determinato la fusione di quest’ultimo specifico segmento produttivo, la Ansaldo Trasporti oggi leader nel settore degli azionamenti dei veicoli e delle apparecchiature elettriche di bordo, con la Breda Costruzioni Ferroviarie, specializzata a livello mondiale nella lavorazione di materiali ferroviari e tranviari.

    Nasce così il gruppo imprenditoriale Ansaldo Breda, ditta costruttrice di veicoli di trasporti di massa prima del paese e capofila delle Officine Meccaniche Calabresi (OMeCa) site nel polo industriale di Gebbione, nella zona Sud di Reggio Calabria. Un gruppo imprenditoriale che ha altre tre sedi nella penisola. Napoli, Palermo e Pistoia. Ed è proprio questa ad essere divenuta protagonista dei recenti accadimenti riguardanti l’azienda di Torre Lupo, dal momento che nei prossimi giorni il giudice del lavoro sentirà 14 dei 19 lavoratori trasferiti dallo stabilimento di Reggio Calabria in quello della città toscana, dove già stanno lavorando oltre una quarantina di dipendenti prima in servizio a Reggio. Inutile sottolineare l’importanza di questo polo occupazionale e produttivo, nel contesto locale vinto dalla disoccupazione e che non ha mai conosciuto un vero e proprio decollo industriale. Eppure nell’ultimo decennio ormai la situazione dei lavoratori delle OMeCa, oggi 446, non è più stabile. Da più parti, non solo convergono gli sforzi per il riconoscimento dei benefici previdenziali dovuto ad attività lavorative espletate a contatto con l’amianto, ma ci si impegna anche per arginare il rischio della scomparsa di questa sede di lavoro decentrato del gruppo Ansaldo Breda. Il punto è comprendere se tale rischio esiste realmente e esso si possa associare ad una corrispondente contrazione del mercato. Il punto è comprendere se le prestazioni richieste alla Ansando Breda, in realtà non siano più evase presso lo stabilimento decentrato di Reggio Calabria ma esternalizzate. Si tratta di una reale dismissione oppure di fisiologici mutamenti di un mercato, quale quello del materiale rotabile, in fase di ampliamento e di diversificazione dell’organizzazione? Queste esternalizzazioni, in termini quantitativi, pregiudicano effettivamente la produttività del polo reggino? Certo lo scenario, in cui da tempo cercano di mediare amministrazione comunale e sindacati, non è di facile analisi.  Avvicendamenti di diverse società all’interno del gruppo Ansaldo Breda, abbassamento di livelli di produttività nonostante picchi significativi tra cui la realizzazione del treno Taf destinato alle ferrovia del Marocco e interamente realizzato a Reggio Calabria, tagli alle risorse finanziarie e riduzione di personale, licenziamenti coincisi con contratti scaduti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, il cui ultimo ricorso risale al 2001. Ma a fronte di tutto questo anche prospettive di crescita e nuove assunzioni, sui cui criteri si sono confrontati il sottosegretario per lo Sviluppo Economico Marco Stradiotto e l’onorevole Giuseppe Galati. A ciò si aggiunga che il nostro territorio è altamente esposto ad infiltrazioni da parte della criminalità organizzata che non lascia fuori questo polo così appetibile. Nel luglio 2007 nell’ambito dell’”Operazione Gebbione”, 27 ordinanze di custodia cautela in carcere, emesse dal Gip Natina Pratticò, hanno sgominato la cosca Labate, dominante la zona sud della città. Lo stesso gip nell’ordinanza ha evidenziato che il clan Labate però, con minacce, percosse, invio di plichi contenenti proiettili, incendi di autovetture nei confronti di dirigenti e quadri dello stabilimento, imponeva l' assunzione di personale. Lo stesso coordinatore della DDA, Salvatore Boemi, definiva asfissiante il controllo che il clan esercitava in quel quartiere della città. Uno scenario complesso dove a rischio sono ancora una volta il lavoro di numerosi concittadini e potenzialità di sviluppo e produttività della nostra città e dove ancora una volta la criminalità organizzata non perde la sua occasione di estendere la propria influenza.