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    Monaco di Baviera, un pò Calabria

    monaco

    da Monaco di Baviera
    Antonino Monteleone

     

    Monaco di Baviera, sud della Germania. La colonnina di mercurio ha raggiunto lo zero ed ha continuato a scendere di qualche grado.

    E’ ora di cena e fuori dal ristorante “Antica Tropea” la frase scritta sulla lavagna è una fonte di calore. Almeno col pensiero: “Spaghetti mit Broccoli”. Sì. La Calabria è qui.

    Un gruppo di studenti universitari, in vacanza a Monaco

      

    lontani dall’ansia da esame, gli riempirà il locale ed aperta la porta Salvatore Lazzaro ci aspetta lì, dietro al bancone, con un sorriso che non può essere altro che quello di un calabrese.

    Subito all’opera come un amico che si fa cogliere da un po’ di affanno quando mette tutto in ordine per la visita di questi ospiti speciali.

    Semplice nell’aspetto, nell’abbigliamento e nei modi. Nessuna collana d’oro vistosa, nessun bracciale e nessun anello giusto per deludere i fanatici di un oscuro aspetto della calabresità.

    Salvatore del tedesco tipico ha soltanto l’altezza (sfiora il metro e novanta). Il resto, dal faccione irresistibilmente familiare a quei modi gentili tipici di una forza d’animo non comune sono genuinamente “made in Calabria”.

    Prima di cena, ottenuta la promessa di poter fare quattro chiacchiere, si sente già profumo di una casa dove c’è qualcuno che “cucina”.

    La spedizione di facinorosi ed affamati calabresi è stata saziata a dovere ed esaurita la caciara ascoltiamo la sua storia.

    E’ nato a Rizziconi, appena ventisette anni fa.  E’ difficile credere che sia così giovane. E’ così… così… grande: il classico “armadio”, di garbo e disponibilità.

     Quando e perché hai lasciato la Calabria?

    «A Rizziconi sono nato e cresciuto. Nel 1994, prima ancora di compiere 14 anni, mio padre, camionista, perse il lavoro e riuscì a tornare in attività proprio a Monaco. Così ci trasferimmo». 

    Forse 14 anni sono pochi per percepire che comunque l’aria che si respirava, nella Piana piuttosto che a Reggio Calabria, non era la migliore. Oppure anche da bambini capiamo prima le cose?

    «Ricordo, nel 1993, ero a scuola e dietro al vetro della mia finestra ho visto un uomo morire sotto i colpi di pistola. Poi lo decapitarono facendo volare la testa in aria». 

    L’episodio fece il giro del mondo. Cos’hai pensato?
    «Che non avrei avuto alcuna prospettiva. Cosa mi aspettava là fuori? Passati tutti questi anni credo che mai avrei permesso che mio figlio assistesse ad una scena così.» 

    Insomma arrivi in Germania…
    «Ho terminato qui le scuole medie e cominciato a lavorare in una gastronomia, come cameriere.
     

    La cosa più difficile?
    «Ci ho messo 3 mesi per cominciare a parlare il tedesco» – confessa  – «Tutto sommato ambientarsi è stato facile, ma la mancanza delle amicizie era fortissima».
     

    Ma da grande cosa volevi fare?
    «Questo. Ho la passione per servire – dice con orgoglio – e stare a contatto con la gente, farla sentire a proprio agio».

     

    Cinque anni dopo, nel 1999, diciott’anni appena compiuti, Salvatore apre un locale tutto suo. Il primo di una serie.
    “Da Luisa”, si chiamava, in ossequio alla madre che nell’aspetto e nella laboriosità richiama perfettamente il clichet della “Madre” calabrese.
    Pelle chiara, occhi grandi, e quelle braccia forti che rivelano la forza del carattere. Un sospiro che non è stanchezza, ma la versione femminile della nostalgia di chi rivede negli occhi di un folto gruppo di studenti un pezzo di terra perduta.
    Nel 2000 il matrimonio con Lucia, anche lei di Rizziconi, che accetta di trasferirsi  in Baviera e lavorare con il marito.
    Lucia metterà al mondo anche il piccolo Rocco che ora ha 6 anni. «Vuole fare il calciatore e va matto per la Reggina». Una delle cose che Salvatore segue attentamente dell’Italia.

    Ogni quanto torni in Calabria?

    «Ogni estate. Per le vacanze. Dal mio ultimo viaggio in Calabria ho deciso di aprire un locale con questo nome, Antica Tropea.»

    Perché?

    Mi indica una foto, che ritrae il litorale del centro vibonese, scatta dal mare. «L’ho scattata la scorsa estate ed ho deciso che ci avrei dedicato il nome del mio prossimo locale».

    Dopo “Da Luisa” e questo, “Antica Tropea”, cos’altro hai aperto?

    «Fino al 2006 c’erano “La Fontanella” ed “Il Piccolo”. “La Fontanella” è stato il locale dei Mondiali. Non molto grande, ma con uno spazio all’aperto di oltre 700 coperti. Ogni sera pochissimi posti liberi. Nessuno durane le partite più importanti. Ho avuto diverse citazioni anche sulla stampa locale.»

    Ti sarai divertito durante la semi-finale

     

    «Non molto. Diversi tedeschi non l’hanno presa bene e sono arrivati insulti ed i classici sfottò: pizza, mafia e mandolino»

     

     E la finale?

    «Un po’ meglio. Ma in molti tifavano per la Francia. Ho quasi percepito una punta di odio, ma è tutto passato».

     Hai aperto quattro locali. Perché queste chiusure?

    «Può capitare che un posto non vada più e devi cambiare proporre qualcosa di nuovo. »

     Come si dice dalle nostre parti, però, “ci voli ‘na fantasia…”

    «Sì. Anche molto coraggio »

     Cosa ti sei inventato per ottenere fiducia dalla tua banca?

    "Niente. Qui le banche ti danno molto credito. Non avrei potuto avviare le mie attività se non avessi potuto chiedere un prestito per le mie necessità"

     Differenza di non poco conto rispetto alla realtà italiana e calabrese in particolare. Cosa percepisci di diverso nei rapporti cittadini-istituzioni?

    «Qui in Germania è la gente che cerca lo Stato. E poi le persone sanno fare valere i propri diritti con gli strumenti legali. Quando c’è un problema ti rivolgi allo Stato con sicurezza.»

     E risponde presente…ma da noi, a volte, è lo Stato a latitare…

    «E’ vero anche che per abitudine non ci rivolgiamo a lui»

     La Germania oggi cosa offre?
    «La Germania sta finendo. Non c’è più lo stesso numero di opportunità ed anche la gente comune sente il peso dell’inflazione che è più alta che in Italia.Per comprare quello che fino al 2002 costava due marchi tedeschi (circa 1 €)  oggi ti costringe a sborsare fino a 2,50 €.» 

    L’immagine della Calabria?
    «Sono ancora tutti molto colpiti dai fatti di Duisburg, non c’è dubbio. Ma gli italiani, i calabresi, continuano ad essere ben voluti.»

    C’è speranza per chi rimane giù a lottare anche contro il fenomeno della criminalità?

    «Ne sono convinto. Le persone cominciano a cambiare e la Calabria, nonostante tutto, non è la stessa di 15 anni fa. In tanti, come me, hanno deciso di non tornare indietro perché temevano per il futuro dei propri figli»

     Quando sarà grande Rocco dirà: “Papà, vado in Italia”

    «Gli correrei dietro. Non vivrei lontano da lui».

     Intanto si continua a lavorare

    «Come sempre. Sperando che “Antica Tropea” continui ad andare bene.»

     Dell’incontro di oggi cosa pensi?

    «Che non mi era mai capitato prima. Così tanti, così giovani e così… calabresi».

     E’ stato un piacere!

    «Anche per me. Tanto. Ricordatevi che sono sempre qui… “a disposizione”».