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    La forza della memoria

    ndrangheta1                                di Anna Foti

    Quali semi di cambiamento può coltivare la memoria? Lo abbiamo chiesto a chi a questa missione della memoria dedica il proprio tempo e il proprio impegno. A chi affida ad essa un affetto insostituibile come quello paterno, a chi crede che essa debba divenire patrimonio comune per potere germogliare e divenire speranza. Stefania Grasso, figlia del commerciante Vincenzo Grasso, assassinato a Locri il 20 marzo del 1989. Nessun responsabile, un’indagine


    archiviata, un dolore profondo quello di Angela, la moglie, e degli altri due figli oltre Stefania, i fratelli gemelli Fabio e Francesco. Un dolore che tuttavia ha saputo ritrovare la speranza nella tenerezza del piccolo Vincenzo, di pochi mesi, figlio di Francesco e della moglie Manuela. Stefania Grasso oggi vive e lavora a Locri. In collaborazione con Libera nazionale, dedica molto impegno all’attività di ricostruzione delle storie dimenticate e sconosciute di innumerevoli vittime innocenti della malavita calabrese. Quando parla di suo padre, il ricordo che subito le sovviene è quello di un uomo tranquillo e sereno, nonostante tutto.  Ø      Oggi ricorre il diciannovesimo anniversario dell’assassinio, nella centralissima via Marconi di Locri, di tuo padre Vincenzo Grasso. Chi era Vincenzo Grasso, uomo e padre?

    Mio padre era un commerciante che aveva costruito la sua attività partendo da niente ed affidandosi alla sua forte volontà ed alla sua determinazione. Ha sempre affrontato la vita e le difficoltà con un sorriso. Ci ha educato ad essere onesti e a rispettare gli altri. La sua famiglia era la sua vita. Per i valori in cui credeva ha perso la vita. Ha sempre denunciato sin dai primi tentativi di estorsione nel 1982.

    Ø     Hai perso tuo padre all’età di diciotto anni. La ‘ndrangheta ha chiesto a te e alla tua famiglia di pagare un prezzo inestimabile per averla contrastata. Credi possa esistere un modo per arrivare a credere che tuo padre non sia morto invano?

    L’unico modo risiede nella sua memoria affidata non sia solo alle persone che lo hanno amato in vita ma a tutti coloro che oggi si impegnano per cambiare e per far si che non ci siano altre famiglie a piangere la morte di persone oneste.

     Ø      Chi vi è stato più vicino in tutti questi anni?

    Fortunatamente in Calabria il forte senso della famiglia non è solo una caratteristica della ‘Ndrangheta ma è anche sinonimo di valori e condivisione. Io devo molto alla famiglia di mio padre e, in particolare ai suoi fratelli.

     

    Ø      Come è stata la vostra vita a Locri in questi venti anni?

    Con nel cuore sempre il dolore sia per l’assenza di mio padre sia per quella consapevolezza che quotidianamente dimostra che  le cose non sono migliorate e che la sua morte, come quella di altre persone oneste, non è servita a cambiare le cose. Un padre ti manca sempre in ogni cosa, triste o felice, che ti capita.

     Ø      Rientri proprio adesso dalla marcia per le vittime della mafia svoltasi sabato scorso a Bari. Che valore attribuisci alla memoria e perché, credi, sia importante che la morte di padre, come quella di tutti coloro che hanno pagato con la vita le denuncia di un tentativo di estorsione, debbano essere ricordate?

    La condivisione di esperienze, come la mia, con persone che non le conoscono riesce a creare una maggiore sensibilità verso i problemi della nostra terra. Conoscere cosa significa ‘ndrangheta attraverso gli effetti devastanti sui familiari del dolore di un omicidio suscita la voglia di reagire e desta il desiderio di impegno affinché non succeda mai più.

    Ø      Se dovessi paragonare la situazione attuale a quella in cui tuo padre si trovò a dover fronteggiare un fenomeno quale quello del racket, all’epoca ancora non discusso come oggi, quali sarebbero le tue valutazioni?

    Di racket si parla, indubbiamente, di più. C’è una coscienza maggiore, ma non credo che ci sia una grande differenza nella nostra zona. C’è sempre la paura di denunciare.

     Ø      Credi che oggi l’Antimafia abbia raggiunto risultati importanti? Quali?

    Strada se n’è fatta, ma credo che ancora molti siano i traguardi da raggiungere e tanto sia l’impegno che ancora ognuno, per la sua parte, deve spendere: la magistratura, le forze dell’ordine, la politica.

     Ø      Quale messaggio vorresti dare alle nuove generazioni?

    Quello di crederci ancora e di investire nel proprio futuro studiando e pretendendo che gli adulti si assumano la responsabilità del loro ruolo ovunque operino, in qualunque settore della società li veda protagonisti.

    Ø      Il coraggio è segno di tenace volontà di cambiamento. Tuo padre ha dimostrato di volere questo cambiamento già venti anni fa. Quale credi sarebbe la svolta che avrebbe voluto vedere nella Locride e nella Calabria tutta?

    Lo ha scritto. Lo ha scritto in una lettera indirizzata ad Enzo Biagi nel 1987. Diceva che nel nostro paese si viveva sotto una “cappa” di paura e che lui denunciava per costruire un cambiamento, una vita migliore non tanto per lui ma per i suoi figli, che allevava con tanto amore.

    Ø      Questa svolta, secondo te, ha avuto luogo?

    Non credo che oggi si viva meglio qui. E’ triste. Una terra così bella ma così terribilmente invasa dalla malavita e dal malaffare.

     Ø      Tu hai deciso di restare in Calabria. Perché?

    Perché mio padre l’amava così tanto e restare qui è come averlo accanto sempre.

     Ø      Ami ancora la questa terra? Quali sono i tuoi sogni?

    Si l’amo, non è colpa di questo posto quello che è successo alla mia famiglia. Il mio sogno è che mio nipote Vincenzo possa vivere, lavorare e fare dei figli qui a Locri.

     Ø      Se dovessi, oggi, trasformare il dolore di quello strappo in un pensiero di speranza, quale sarebbe questo pensiero e a chi lo dedicheresti?

    A mio nipote che porta in se la continuità e mi ha insegnato che i grandi dolori si portano sempre nel cuore ma che questo non ci impedisce di avere grandi gioie e di andare avanti con un sorriso, come faceva mio padre.

     Ø      Grazie per il tuo tempo e per la tua disponibilità. Riempie di senso il lavoro che facciamo potere dare voce a storie drammaticamente comuni, ma anche straordinarie, che segnano il nostro territorio. Grazie ancora.

               Grazie a te, spero che questa testimonianza possa essere di aiuto ad altri.