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    Donne e politica, matrimonio complicato

    donne

                                   di Luana Ambrogio 

    Donne e famiglia, donne e scuola, donne e associazioni culturali,  pilastri che pur essendosi ormai consolidati nel futuro della società e per il futuro della stessa, mancano di un tassello fondamentale, donne e politica. Uno studio della Banca Mondiale ha accertato che in 83 Paesi su 141 il numero di iscrizione alle Università delle donne è maggiore di quello relativo agli uomini. E anche se ogni medaglia ha il proprio risvolto, in questo caso il prezzo da pagare è una riduzione delle nascite, non può di certo non apprezzarzi una maggiore consapevolezza ed un più elevato livello culturale, che si

                           

               

      


    traduce in una crescita dell’importanza del ruolo femminile.

    Ma rispetto al panorama mondiale il monitoraggio sulle quote rosa e sulla partecipazione attiva e passiva delle donne all'attività politica nei rispettivi paesi, effettuato negli Stati a democrazia rappresentativa, ci colloca dopo Paesi all'apparenza meno avanzati dal punto di vista della cultura politica.

    Sul fronte delle pari opportunità, e non solo, l’Italia continua ad essere parecchio in ritardo e la donna in società risente ancora della pesante eredità lasciata dal sistema patriarcale che fa fare ancora i conti con un livello di disoccupazione femminile che in alcune aree geografiche supera del 150% quella maschile; con la posizione di donne costrette a rinunciare al lavoro per mancanza di asili nido, o ancora con la necessità, a fini garantisci, di prestabilire le cosiddette “quote rosa” all’ interno delle liste elettorali.

    I posti occupati dalle donne in politica sono ancora molto pochi e, anche se il punto non sta in quante sedie occupano le donne in Parlamento, ma quanto potere si è disposti a concedere loro, i numeri non devono essere sottovalutati perchè per potersi realmente affermare le donne non devono rimanere ai margini della politica.

    Le leggi per la dignità delle donne sono state volute da donne: la legge sull’aborto, sul divorzio, la legge Merlin. La legge sulla violenza sessuale, sui congedi parentali sull’assistenza all’infanzia e ai minori a rischio, un intervento quello prospettato dalla donna che si riflette direttamente sulla andamento della società. Allora perchè non cambiare giudizio sulla posizione che è stata data fino ad ora alla donna dal momento che anche il modo di fare politica ha subito dei cambiamenti radicali, dagli schieramenti ideologici in cui credere ed identificarsi, si è infatti arrivati ad un modello possiamo dire personale, basato sulla forza di un leader di far presa sull’elettorato.

    Esistono degli studi che prospetterebbero la maggiore attitudine delle donne alle posizioni di vertice e di governo, ma se la politica è frutto di una scelta, il problema non sta nell’individuare in cosa le donne sono diverse ma perchè sono state trattate diversamente. 

    Il principio della condivisione è fondamentale in una società partecipata ed in continua evoluzione e modernizzazione come la nostra, che per anni ha potuto contare sul fondamentale contributo dato dalla donna dall’interno delle mura domestiche. Non bisogna dimenticare che se l’uomo si è potuto dedicare alla gestione del Paese e in generale al lavoro, lo ha potuto fare grazie alla collaborazione femminile. Una società così organizzata, incapace di riconoscere il valore della cooperazione gratuita, e nello stesso tempo dipendente da forme di lavoro, nel chiuso delle mura domestiche e anche altrove, è un problema soltanto per le donne, o è invece un problema per tutti? Un’ultima domanda partendo da una considerazione suscitata da fatti recentissimi.

    E’ prossima l’ascesa di Emma Marcegaglia alla presidenza di Confindustria, ma alla luce dei numeri che si registrano in Parlamento (17.3% presenze femminili alla Camera, e 13.7% al Senato) e agli ancora frequenti licenziamenti, mascherati da dimissioni, a causa della maternità, la posizione raggiunta da questa manager, così come quella conquistata dai nomi al femminile nel panorama politico italiano, può considerarsi il raggiungimento di un obiettivo generalizzato per la sfera femminile, o si prospetterebbe ancora come traguardo individuale, della singola persona? A voi la risposta!