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    Confindustria, De Rose: “Cultura, buona politica e sicurezza per lo sviluppo del sud”

    de_rose di Claudio Cordova

    Confindustria è sotto accusa perchè non espelle gli imprenditori che pagano il pizzo. Confindustria è sotto accusa perchè il caso Procal è di dirompente attualità.
    Confindustria è sotto accusa per il tema della sicurezza, delle morti bianche.
    Confindustria è sotto accusa perchè in

    Calabria è dannatamente difficile fare impresa e quindi creare sviluppo.

    A colloquio con il Presidente di Confindustria Calabria, Umberto De Rose.

    Presidente De Rose, sbaglio se dico che Confindustria Calabria, a differenza di Confindustria Sicilia, non ha ancora fatto il salto di qualità?

    “Bisogna essere messi in grado di poter fare il salto di qualità:

    in Sicilia lo Stato è più presente rispetto alla Calabria, lì le forze dell’ordine stanno facendo un gran lavoro, così come in Calabria. Ma non devono essere lasciate da sole”.

    Quindi è per questo che, a differenza di quanto accade in Sicilia, Confindustria Calabria non espelle gli imprenditori che pagano il pizzo senza denunciare gli estorsori?
    “Io credo che combattere il fenomeno significhi incidere sulle culture, è evidente che l’espulsione sia un deterrente per chi ha timore di denunciare, ma è altrettanto evidente che l’espulsione da Confindustria sarebbe un’ulteriore beffa per le vittime del racket. E’ chiaro poi che di fronte alla minaccia, non tanto verso sé stessi, ma nei confronti di un familiare, non si può chiedere ad un imprenditore di mettere in pericolo la vita di mogli e figli”.

    Ed allora qual è la chiave per uscire dalla morsa della criminalità organizzata?
    “Bisogna salvaguardare le vittime con la presenza dello Stato, tutelando il coraggio dell’imprenditore. Confindustria Calabria chiede agli imprenditori di rifiutare il giogo delle cosche. E’ evidente che ciò può funzionare solo quando si genera un sentir comune come avvenuto in Sicilia. Noi ci stiamo provando e ciò è dimostrato, per esempio dalla costituzione come parte civile nell’ambito del processo per l’omicidio Congiusta”.

    Lo Stato è poco presente, quindi. E l’altra piaga, quella delle truffe, come si spiega? Mi riferisco al caso Procal, ovviamente.
    “Dove non c’è un controllo ferreo è chiaro che le truffe siano più facili da compiere. Le dico però che la maggior parte delle truffe avvenute in Calabria hanno interessato imprenditori provenienti dal nord. Confindustria ha sempre avuto una posizione forte in questo senso.  Il quadro della Procal, per esempio, non era chiaro, per cui Confindustria ha deciso di non aderire al progetto. Confindustria può intervenire sugli imprenditori che ad essa aderiscono e le posso assicurare che gli imprenditori, aderenti a Confindustria, e caduti nelle maglie della truffa nei fondi UE, sono sempre stati espulsi dal Collegio dei Probiviri”.

    E poi c’è il tema della sicurezza, il tema delle morti bianche…
    “Il tema della sicurezza è un  tema prioritario. Non possiamo non renderci conto che la salvaguardia dei lavoratori è il primo passo per essere competitivi. Bisogna utilizzare tutti i mezzi di sicurezza a nostra disposizione. Bisogna fare un salto culturale, tutti. Come per il discorso di prima, quello del racket, il tema centrale non è quello delle sanzioni, anche qui è una questione di cultura, seguendo le regole ben precise, strutturate, ma sottovalutate. La sicurezza riguarda anche i padroni delle industrie, evidentemente bisogna prendere coscienza, senza lasciare spazio alla sottovalutazione. Ed in questo non trascuro affatto la grossa mano che potrebbe dare un’adeguata campagna d’informazione sul tema”.

    Nonostante tutti questi problemi, è ancora possibile ambire ad uno sviluppo della Calabria, ma del Mezzogiorno più in generale?
    “Si deve puntare su infrastrutture per far decollare il turismo e quindi far fluire la ricchezza del meridione. Il tema dell’agroalimentare, inoltre,  può giocare un ruolo fondamentale nella nostra regione. Al sud si è sempre pensato che ci fosse bisogno di un intervento straordinario, quando, in realtà, non c’era nemmeno quello ordinario. Si è parlato più volte di Area dello Stretto: è evidente che ci sia una sinergia innata tra le due regioni, Calabria e Sicilia, ma anche l’imprenditoria deve essere brava a valorizzare tale predisposizione”.

    Ed in tutto ciò come entra la politica?
    “In tutti i modi. In Calabria c’è necessità di politica che sappia rappresentare le istanze del territorio, senza la buona politica nessuno si viene a sostituire ad essa. Ciò dovrebbe essere interesse della politica, nell’epoca del federalismo, la classe dirigente territoriale deve prendersi le sue responsabilità, spendendosi in prima persona. In Calabria sono passati grandi uomini dello Stato, ma vedo che le forze di polizia lamentano gravi carenze, penso ad una nota del Siulp (Sindacato unitario italiano lavoratori polizia, ndi) che ha indicato come gli aiuti dello Stato alla Calabria consistano in cinque auto nuove. Bisogna prendere coscienza del fenomeno per poterlo combattere”.