• Home / RUBRICHE / Storie / Zone franche urbane: individuati i criteri

    Zone franche urbane: individuati i criteri

    reggio_calabria_stretto_di_messina_mortelliti_strill            di Rocco Iemma 

    La notizia è annunciata da settimane: lo scorso 30 gennaio,  il CIPE ha definito i criteri per l’individuazione delle Zone Franche Urbane.

    Secondo le prime indiscrezioni, la selezione delle aree, all’interno delle quali le piccole e le microimprese


    godranno di rilevanti esenzioni fiscali e contributive, dovrà avvenire entro 60 giorni dalla pubblicazione della delibera, attesa ormai a breve.

    Saranno i Comuni, a quanto risulta, di concerto con Regioni e Ministero dello Sviluppo Economico, a formulare le proposte al CIPE, che provvederà alla scelta sulla base di alcuni parametri particolarmente indicativi del disagio socio-economico.

    Innanzitutto, i Comuni nei quali ricadranno le Zone Franche Urbane dovranno avere una popolazione superiore a 25000 abitanti e un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale; le aree individuate, inoltre, non dovranno superare il 30% della popolazione dell’intera area urbana (in ogni caso nel limite di 30000 abitanti stabilito dall’art. 1 comma 340 della Legge Finanziaria 2007, così come modificato dalla Legge Finanziaria 2008) e dovranno recare un tasso di disoccupazione superiore alla media comunale.Determinante sarà, infine, la rispondenza delle Zone Franche Urbane a un “indice di disagio socio-economico”, misurato tenendo conto degli scostamenti rispetto alla media nazionale dei tassi di disoccupazione, occupazione, concentrazione giovanile e scolarizzazione riscontrati.

    Su queste basi, come previsto da molti osservatori, pare si possa affermare che le aree beneficiate saranno prevalentemente collocate al Sud, dove l’indice di disagio è mediamente e prevedibilmente maggiore rispetto alle aree situate nel resto d’Italia e su cui ormai da mesi insistono le candidature più credibili e più convinte: il quartiere Librino di Catania, il Brancaccio di Palermo, aree urbane di Crotone e Lamezia Terme o ancora di Napoli e Taranto, solo per citarne alcune.

    Secondo quanto emerge sulle prime stime in merito alla allocazione delle risorse stanziate, 100 milioni di euro complessivi per il 2008 e per il 2009, potrebbero essere avviate nella prima fase sperimentale fino a 18 Zone Franche Urbane, qualcuna in più rispetto a quanto previsto finora.

    Spetta adesso ai Comuni interessati avanzare proposte tecniche in tempi particolarmente ristretti, procedendo quanto più possibile a una puntuale e rapida ricognizione di dati statistici e demografici a livello di quartiere o circoscrizione e quindi alla individuazione dell’area che subisce il maggior disagio socio-economico ed ha perciò i requisiti per essere selezionata.

    Sebbene analisi e previsioni sull’efficacia delle misure siano al momento estremamente difficili e comunque approssimative, il sistema è particolarmente interessante e, col supporto di adeguate politiche urbane, sembra in grado di stimolare la nascita di nuova impresa e la creazione di nuova occupazione, di favorire l’emersione e l’impiego stabile e, in linea generale, la ripresa socio-economica dei quartieri e delle circoscrizioni disagiate.

    Le piccole e le microimprese in Zona Franca Urbana, con i limiti, le specificazioni e le condizioni poste dalla normativa vigente, potranno infatti beneficiare in estrema sintesi: dell’esenzione dalle imposte sui redditi che è totale per i primi cinque periodi d’imposta e parziale per i successivi nove con una graduale uscita dall’agevolazione; dell’esenzione dall’Irap per i primi cinque periodi d’imposta; dell’esenzione dall’Ici a decorrere dal 2008 e fino al 2012; dell’esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, totale per i primi cinque anni di attività e parziale per i successivi nove con una graduale uscita dall’agevolazione, che spetta anche ai titolari di reddito da lavoro autonomo.