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    Una sera a cena, a parlare d’amore, con Zecchi e Veneziani…

    simposiodiplatone

    di Giusy Chirico 

    Pensare all’amore nel giorno di San Valentino in modo diverso da quello in cui, consumisticamente, si è spesso soliti lasciarsi trascinare può accadere di fronte ad un palco su cui rivive una voce antica ma eterna: quella del filosofo Platone nel suo “Simposio”, portato intensamente in scena ieri sera al teatro


    Siracusa dall’attore e regista Carlo Rivolta, artista appassionato la cui scommessa di vita è “tentare di leggere in modo teatrale opere che teatrali non sono, per evocarne la forza drammatica e comunicativa che suscita i grandi interrogativi vivificatori dell’esistenza”. A ciò si accompagna una straordinaria capacità di fondere profondità di concetti e leggerezza della forma che li esprime, che ha permesso allo spettacolo di protrarsi ininterrottamente per circa novanta minuti tra sviluppi personali dell’attore e intermezzi musicali quasi da varietà, senza mai scadere nel banale.

    Il Simposio è un’opera filosofica complessa che cela, dietro la semplicità di lettura, fortissime implicazioni. Tra i sette convitati di un festoso banchetto ai quali viene chiesto di fare un elogio a Eros, l’amore, solo Socrate, maestro di Platone, tenta di spiegarne la reale natura raccontando la verità sull’amore svelatagli da una donna.

    Eros, figlio di Abbondanza e Privazione, come figlio di Abbondanza è forte e intraprendente, ma come figlio di Privazione è sempre alla ricerca di ciò che non ha. Originato da questo conflitto, a metà tra divino e umano e quindi imperfetto, è continuamente teso alla ricerca e all’acquisizione di ciò che non possiede: quella che Platone chiama la “bellezza”, ossia la misura, l’ordine, l’armonia. La verità. Questa “bellezza” Eros mira a possedere, dapprima ricercandola nel mondo materiale poichè si riflette in esso, poi elevandosi in un crescendo fino a un ideale di perfezione spirituale: l’amore è, dunque, oggi come ai tempi di Platone, quell’energia che spinge gli uomini a saziare un desiderio di completezza attraverso lo slancio rivolto a qualcosa che non si ha!

    Ad introdurre la platea nello spirito dell’opera, in questo tentativo di leggere l’amore con gli occhi di un filosofo, le riflessioni poste da Marcello Veneziani a Stefano Zecchi su un amore oggi forse troppo schiacciato dalle cose materiali, che però conserva ancora la sua profonda essenza di continua tensione alla spiritualizzazione e alla pienezza: il Simposio è dunque attuale e moderno ancora in questo concetto. Conclude una battuta di Zecchi: “Eros è un semidio imperfetto, in continua ricerca, è inquietudine… se vivi l’amore vivi una grande infelicità…se c’è rottura in fondo siete in ordine, perché è proprio quello che suggerisce Platone!”.