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    Una città che sorride, in una Regione che piange

     Reggio, una Città che sorride in una Regione (la Calabria), che piange.

     

    Davvero sarà difficile dimenticare quel maledetto 13 febbraio 2008, una giornata intensa, carica di tensione tra colpi di scena, paure, angosce e confusioni.

     

    Adesso è tempo di commenti, approfondimenti, riflessioni.

     

    E certamente il folle gesto di Christian Familiari, di riflessioni ne ha stimolate tante.

    Ma, volendo guardare alla giornata del 13 febbraio un po’ più a livello generale, partendo dall’arresto dell’Assessore Regionale Pasquale Tripodi e passando per l’episodio di via Bolzano all’asilo “Il Girotondo”, non possono che rimanerci impresse due immagini nella mente: quella del ghigno supponente dell’Assessore Tripodi alla caserma dei carabinieri, e quella dei Sindaco Scopelliti che porta uno dei bambini ostaggio di Familiari nelle braccia della madre.

    Sono due immagini che, metaforicamente, rappresentano lo stato d’animo delle comunità che rispettivamente i due personaggi rappresentano, stati d’animo che, per ovvi motivi, sono agli estremi opposti.

     

    Proprio poche ore prima di questa tremenda giornata, il Sindaco di Reggio Scopelliti aveva sciolto tutte le riserve affermando che non si sarebbe candidato in parlamento per rimanere alla guida della Città dello Stretto: “le sfide del futuro sono qui” ha dichiarato.

    La Città s’è stretta intorno al Sindaco ringraziandolo per questa importante decisione: non capita a tutti di poter scegliere tra Roma e Reggio, e certamente rimanere a Palazzo San Giorgio è la scelta più difficile e coraggiosa.

    “Non abbiate paura”, recitava uno dei motti preferiti da Giovanni Paolo II, e non ha avuto paura il Sindaco di accettare le nuove sfide del futuro in questa difficile Città: i cittadini l’hanno ringraziato perché sentono il bisogno di una presenza forte dello Stato e delle Istituzioni e perché avvertono che alcuni equilibri e meccanismi ormai sono ben regolati all’interno dell’Amministrazione locale.

    Alcuni giornali locali, il giorno prima dei fatti di via Bolzano, titolavano a nove colonne: “Scopelliti verso Roma” e “Il Sindaco sceglie il parlamento”, ma poche ore dopo era lì, in mezzo alla sua gente, a trattare con Christian Familiari fino ad andare a prendere i bambini dentro l’asilo e portarli nelle braccia dei genitori.

    E’ l’immagine simbolo di una Città che cresce e che, senza cullarsi sugli allori, vuole continuare a farlo.

     

     Dall’altra parte, a livello Regionale, anche Loiero, che tutti davano per candidato al senato del Partito Democratico, ha deciso di non dimettersi e quindi di rimanere governatore della Regione Calabria rinunciando a quella che sarebbe stata una comoda poltrona romana: da nessuno, però, ha avuto ringraziamenti.

    Anzi, i calabresi speravano lasciasse spazio per un futuro diverso rispetto agli anni di questa legislatura disastrosa.

     

    E, lui, il giorno dopo, come se nulla fosse, ci teneva a sottolineare che Tripodi non faceva più parte della Giunta perché l’Udeur di Mastella era uscito dal centro/sinistra e questo non poteva che avere delle ripercussioni anche sui rapporti locali tra le forze politiche.

    Ma che ce ne importa ?
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    In Consiglio Regionale c’è di tutto.

    Dopo l’uccisione di Fortugno, allora vicepresidente dell’Assemblea, abbiamo assistito ad un’escalation di scandali che ci hanno fatto vergognare di fronte a tutto il Paese: oltre la metà dei Consiglieri Regionali sono indagati, un capogruppo è stato condannato a sette anni di carcere, Crea è stato arrestato e adesso che ce ne frega se Tripodi era ancora in Giunta o se, 2 ore, 24 minuti e 12 secondi prima di essere ammanettato, non ne faceva più parte ?
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    La realtà, è che la Regione Calabria è un disastro: in quei palazzi, in quel consiglio, in questa terra, ha fallito il centro/destra così come ha fallito il centro/sinistra.

     Hanno fallito tutti e i cittadini non ne possono più: per quale motivo dobbiamo sempre essere gli ultimi della classe, sbeffeggiati da tutti e inconcludenti su ogni aspetto della vita economica, sociale e culturale ? Perché non è possibile avere un minimo di impegno, di serietà, di rispetto nei confronti degli elettori da parte di chi dovrebbe considerare il posto di governo come una grande responsabilità più che come un grosso potere ?

     

    Al contrario, Reggio è una città in cui, negli ultimi 15 anni, hanno avuto successo sia il centro/destra che il centro/sinistra: il fiore della primavera reggina era stato seminato da Italo Falcomatà ed è sbocciato grazie a Peppe Scopelliti.

    Questo dimostra che, ormai, in un tempo in cui purtroppo non contano più i valori e gli ideali, il colore politico poco c’entra quando bisogna amministrare un territorio, che con i suoi atteggiamenti e il suo spirito può essere davvero simbolo di quella democrazia che, storicamente e culturalmente, ereditiamo dall’antica Grecia.

     

    Non è “la politica”, il problema. Ma la mentalità della società.

    Se Reggio sta volando, a prescindere dal colore di chi siede a Palazzo San Giorgio, è perché la Città vive una fase di grande crescita grazie ad un boom di spirito imprenditoriale, ad una crescita di intraprendenza ed alla nascita di una cultura del sapersi valorizzare e amarsi che mancava da molto tempo.

    Se, invece, la Regione sta precipitando, è perché evidentemente a questa “Regione Calabria” non ci crede nessuno, tant’è che in tutt’Italia ci conoscono come “le Calabrie”: mai stati uniti, mai in buoni rapporti, mai d’amore e d’accordo, mai capaci di fare qualcosa di buono insieme.

     

    E allora che cosa ci facciamo noi ancora qui ?

     

     La nostra prospettiva è il mare, il sole il Mediterraneo: le Isole Eolie, Taormina, l’Area Metropolitana dello Stretto.

    Noi ci confrontiamo ogni giorno con Messina, non con Cosenza e Catanzaro, noi siamo cittadini dello Stretto, non della Regione Calabria che non abbiamo mai sentito nostra né ci appartiene.

    Non riusciamo a sentirci orgogliosi di essere calabresi, perché non siamo calabresi: abbiamo l’orgoglio di una sola identità, l’identità di reggini, che giorno dopo giorno ci rende fieri di noi stessi.

    Noi siamo quelli del Sindaco che non va a Roma per strappare i bambini al rapitore e consegnarli nelle braccia dei genitori, non quelli del ghigno beffardo di un assessore appena arrestato.

    Noi siamo quelli che le rivolte le vogliamo ancora fare: le rivolte culturali, civili,  politiche che ci possano emancipare economicamente, per poi tirarci appresso tutto il mezzogiorno compiendo un salto di qualità.

    Noi siamo quelli che, nella canzone che dice: “Dio è morto”, ci esaltiamo nell’ascoltare poco dopo che “Dio è risorto”.

     

    Peppe Caridi

    http://peppecaridi2.wordpress.com/