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    Reggio: è tempo di facoltà per urbanistica?

    reggiocalabria

                                   di Emanuela Martino

    Sono maturi i tempi per la creazione a Reggio di una quinta facoltà, quella di Urbanistica? Per Enrico Costa, decano del corso di Laurea in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale della Mediterranea, evidentemente sì. Una lunga storia quella dell’indirizzo di studi a Reggio


    Calabria che nasce 33 anni fa, nel 1974, a soli 3 anni di distanza dall’unico corso di laurea allora esistente in Italia, quello di Venezia. Ma mentre in Veneto la Facoltà di Urbanistica, o meglio di Pianificazione del Territorio, è già attiva da nove anni, in riva allo Stretto si è fermi ancora al corso di Laurea.‹‹ “Come va la facoltà di Urbanistica?” è una domanda che mi sento rivolgere spesso commenta Enrico Costa e ritengo che oggi il processo di accelerazione verso la facoltà non possa più essere ritardato››. Quella dell’urbanista è una professione completamente diversa da quella dell’architetto e mai come oggi, in un territorio devastato da anni di edificazione selvaggia, si potrebbe sentire l’esigenza di specialisti in grado di “arginare il modello di sviluppo senza regole che sta alterando i nostri straordinari ambienti naturali, i nostri paesaggi, le nostre coste, le nostre città, i centri storici e i nostri significativi beni culturali e artistici. In poche parole la nostra stessa identità che è assieme calabrese, meridionale e mediterranea”.

    In un annus orribilis per l’economia degli atenei italiani, ridotti allo stremo da una politica finanziaria che, nonostante le promesse iniziali, ha depauperato le università dei fondi indispensabili per la ricerca e la didattica, la creazione di una facoltà in Ptua non sarebbe poi cosa talmente dispendiosa, almeno nelle previsioni del docente di Urbanistica. Per Costa, che da vent’anni ha lasciato la capitale per vivere a Reggio Calabria, in termini di costi le uscite potrebbero essere equivalenti a quelle sostenute dal corso di laurea  attualmente esistente. Per non parlare delle risorse umane che esistono già nelle figure dei professori, dei ricercatori, dei docenti a contratto già operativi nei dipartimenti. Attive le strutture, le aule, la biblioteca, in poche parole, quel bagaglio umano, culturale, scientifico e didattico creato e funzionante dal 1974 e debitamente rendicontato nel recente evento “30 e + anni” di recente tenutosi in ateneo. “Non possiamo pensare che gli enti locali, la Regione, la Provincia e il Comune, restino sordi, date le carenti risorse nazionali, di fronte all’effettiva possibilità di aprire un quinto centro formativo e scientifico nella nostra città – ha affermato Costa”. Un territorio, quello reggino, aggiungiamo noi, oggetto troppo spesso di facili promesse di sviluppo e di ampliamento, ma che, inevitabilmente, a meno di un sinergico cambio di rotta, sul fronte accademico, è costretto da anni a gestire il peso gravitazionale degli atenei di Messina e di Cosenza. E per il quale, in orizzonti lontani, dopo le esternazioni del presidente della Provincia Giuseppe Morabito, si aprirebbe la prospettiva di un polo medico – scientifico. “Non possiamo dimenticare l’impegno assunto dalla Regione per la facoltà di Giurisprudenza (oggi la più numerosa delle quattro reggine), né l’intervento dell’attuale assessore Naccari che ha imposto la modifica della limitazione del numero minimo di 1000 studenti per l’apertura di nuove facoltà – ha aggiunto Costa – che ha ricordato le parole dello stesso Rettore Giovannini, in apertura dell’anno accademico 2006/2007 ”.  Quello che ci si attende, prima di passare alle azioni concrete, è anche una risposta della città, degli enti locali, degli esperti, dei docenti dell’ateneo per un dibattito che sia portatore di democratico pensiero sullo sviluppo della formazione, della didattica, e di nuove professionalità targate Mediterranea.