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    Poca sanità e troppa politica. Ma chi ce la porta negli ospedali?

    sanita"Non generalizziamo", "non facciamo di tutte le erbe un fascio", in questo ospedale "c'è tanta gente per bene che lavora", "la colpa è della politica. Negli ospedali ce n'è troppa".

    Una serie di citazioni che da qualche settimana si sentono spesso. Anzi diciamo che si sentono solo queste. Le dichiarazioni del Prefetto Achille

    Serra, invece, sono solo alcune – assieme a quelle di Vincenzo Spaziante, Assessore alla Sanità – di quelle fuori dal coro. "La situazione (si riferiva all'ospedale di Melito, ma anche uscendo da quello di Reggio non aveva proprio un sorriso sulle labbra) è, in una parola, indecente".
    Poi una carrellata di interviste a medici, infermieri e portantini che segnalavano in primo luogo la reiterazione dei loro allarmi in merito alla scarsità di risorse dunque di strumenti, in secondo luogo "la politica".

    Che ha invaso, lottizzato, inquinato, corrotto, asfissiato. Questo è un fatto. Ma è lecito chiedersi allora chi ce l'ha portata la politica. Perchè è così penetrante.

    In tv la trasmissione di approfondimento parlamentare "TeleCamere" in onda su rai3 ha mandato in onda una dottoressa alla quale la giornalista chiedeva come faceva a lavorare in quelle condizioni e con una frase ha disarmato lo spettatore: "Faccio finta di lavorare per Medici Senza Frontiere".

    Già. Salvo poi sapere che la stessa era molto vicina alla "Margherita", oggi al PD.

    Da qui si apre la considerazione.

    Quanti medici fanno politica? Molti. "La politica devono farla i professionisti." E' vero. "Gente che ha un certo status sociale, che ha studiato, che non la faccia di professione.". Vero anche questo.

    Però a pensarci bene accade che un medico decida di candidarsi alle elezioni nel proprio comune e che venga eletto con uno schieramente con il malcelato scopo di ottenere il primariato del reparto ospedaliero nel quale lavora.  Che sempre lo stesso medico – deluso dal mancato raggiungimento dello scopo – cambi schieramento. Senza mutare lo scopo, ovviamente, e che perda la successiva tornata elettorale.

    Qualcuno è più fortunato. Vuole diventare primario. Ma il posto è già occupato. Lui insiste: vuole una struttura di cui essere a capo nel suo ospedale. La direzione fa qualche acrobazia burocratica e lo nomina a capo di un ibrido – sul piano sia formale che sostanziale – che per l'amministrazione ha comportato solo costi ed alcun beneficio.

    E le storie da raccontare sarebbero molte di più. Riguardano oggi il sindacalista dei medici, degli infermieri. Dal geriatra all'otorinolaringoiatra. Insomma tutti hanno bisogno di una spinta. Quando non possono se la danno da soli. Onore al merito.

    Vanno precisate due cose. La professionalità, la competenza e la preparazione dei protagonisti del racconto sono indiscutibilmente elevate.  Talvolta le pretese sono financo legittime. Ma non sempre il fine giustifica il mezzo. "Alterando il mezzo si altera anche il fine! – dice qualcuno.

    Il caso l'ha sollevato il Governatore del Lazio, Marrazzo, invocando dei parametri oggettivi per la nomina dei manager. Per trasparenza, si dirà. Oppure con un po' di malizia è lecito pensare che siano state le ordinarie pressioni ad avere superato il limite di tollerabilità. Solo che chi vuole la bicicletta…

    Il dibattito aperto da Marrazzo, dopo settimane di proclami, non ha ancora portato a nulla.

    La Sanità è piena di politica ed i medici continueranno a scegliere "l'impegno in favore della collettività".

    Antonino Monteleone