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    AS di Reggio: quando la privacy è più importante della legalità

    ospedaliriuniti

     

    di Antonino Monteleone

    C'è qualcosa che ancora non va negli uffici dell'Azienda Sanitaria di Reggio Calabria.
    Andiamo con ordine.
    Sull'azienda pende il risultato del lavoro della commissione prefettizia di accesso, inviata nel 2006 da Luigi De Sena, il cui responso evidenzierebbe un inquietante livello di infiltrazione mafiosa del suo apparato burocratico, e che sulla scrivania dell'ex Prefetto di Reggio è rimasta molto tempo.

    Molto tempo prima che questi fosse "promosso" (ut amoveatur?) nella Capitale in qualità di Vice-Capo della Polizia Di Stato.
    La stessa relazione, ed il risultato di cui questa è portatrice, ovvero il suo scioglimento e la nomina di commissari (governativi), si trova ancora nelle stesse stanze oggi occupate dal Prefetto Franco Musolino.

    Al vertice di "Palazzo Tibi", negli ultimi due anni e mezzo, si sono avvicendati Lidia d'Alessio, la quale, nominata da Loiero in un periodo caldissimo per la vita istituzionale della Calabria (vedi alla voce Fortugno e Asl di Locri), ha gettato la spugna rassegnando le dimissioni appena un anno fa, e due commissari.

    In particolare Renato Caruso avrebbe dovuto traghettare quella che era l'ASL 11 di Reggio Calabria, nella nuova Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio accorpando quindi le aziende n. 10 di Palmi e n. 9 di Locri per effetto della legge regionale n. 9 dell'11 maggio 2007.

    Il meccanismo che funziona nelle altre province (non più allegre di questa), si inceppa a Reggio Calabria.. L'Asl di Locri è stata sciolta in seguito all'accesso della commissione inviata dopo l'omicidio Fortugno. E c'è qualche "attrito" di troppo che impedisce di adempiere i precetti sanciti dalla norma regionale.

    Caruso viene confermato da Loiero, ma non ancora in qualità di Direttore Generale. Ma di "commissario straordinario".

    Sempre con lo stesso incarico gli succede Giustino Ranieri.

    Passa poco tempo ed in contesto a dir poco nebuloso per la sanità calabrese (il Ministro Turco ha nominato proprio in quei giorni una commissione per la "verifica della qualità dell'assistenza sanitaria in Calabria" capeggiata dall'ex Prefetto di Roma Achille Serra) esplode il caso "Onorata Sanità".

    Finiscono in manette o avvisati politici, funzionari ed amministratori locali.

    In particolare l'inchiesta riaccende i riflettori sulla circostanza, già evidenziata dalla Commissione che dispose lo scioglimento dell'ASL di Locri, che più di un dipendente Asl fosse sottoposto a procedimenti penali, se non addirittura già destinatario di condanne, anche definitive, a vario titolo.

    Fin dal suo insediamento, Giustino Ranieri, lo ha evidenziato. E ribadito ai Carabinieri che nell'ambito dell'inchiesta "Onorata Sanità" hanno setacciato gli uffici di via S. Anna alla ricerca di materiale utile alle indagini: sono diversi gli impiegati della struttura la cui posizione con la giustizia non è chiara.

    Da qui la decisione del Commissario di sottoporre a tutti i dipendenti, tramite una missiva avente ad oggetto "Urgente richiesta notizie" la richiesta ''di produrre un atto notorio attestante l'esistenza o meno di carichi penali".

    Un atto coraggioso, legittimo, che non contrasta niente che non sia l'inaccettabile cappa di silenzio che avvolge la questione a differenza di ciò che pensa il sindacato provinciale di ANAAO-ASSOMED per voce del suo commissario Domenico Saraceno.


    Il sindacalista bolla come "illegittima" la richiesta richiamando una presunta lesione del diritto alla riservatezza dei dipendenti.


    Sembra però che il rappresentante di ANAAO-ASSOMED dimentichi che i dipendenti, la cui privacy si assume essere messa in discussione dalla richiesta del vertice dell'AS di Reggio,  sono pubblici e ed altrettanto pubbliche sono le informazioni, di rilievo come l'esistenza di carichi penali, che li riguardano.

    Il dubbio è che i sindacati dei dipendenti siano concentrati su problemi lontani dall'esigenza di ripulire radicalmente le stanze dei "palazzi" della sanità calabrese.

    E che la colpa continui ad essere dei giornalisti…