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    Dal rebus trasporti passa il futuro di Reggio

    trasportidi Corrado Rindone* 

    Evidentemente l’argomento trasporti non può essere affrontato come “argomento da bar”.
    Occorrerebbe parlarne rispettando due vincoli fondamentali: 1) affrontare il problema in modo scientifico; 2) parlare in termini di mobilità di persone e di merci.


    È necessario rispettare il primo vincolo per evitare considerazioni soggettive ed evitare di appiattire tutti i problemi sullo stesso piano. Per rispettare questo vincolo occorrerebbe, dove possibile, riferirsi a valutazioni, preferibilmente, quantitative.
    È necessario rispettare il secondo vincolo, al di là di una questione prettamente terminologica, per porre al centro delle scelte pubbliche che influenzano il sistema dei trasporti le esigenze dei cittadini e delle imprese. Per rispettare questo vincolo, si potrebbe fare riferimento all’ingegneria dei sistemi di trasporto per stimare le esigenze di mobilità e valutare come le infrastrutture ed i relativi servizi offerti le soddisfano.
    Un altro aspetto da non sottovalutare è che un territorio, in cui si svolge una componente della mobilità (un centro urbano, una provincia, una regione o una nazione) fa parte di un più ampio sistema di relazioni. Questo significa che, se si realizza una scelta che riguarda una singola area, si potrebbero verificare degli effetti ad una scala territoriale più ampia.
    Esistono inoltre aree che, per la loro posizione geografica, possono, allo stesso tempo, essere interessate da esigenze rilevanti di mobilità a scala locale, nazionale ed internazionale. È il caso, ad esempio, del territorio della provincia di Reggio Calabria.
    Purtroppo, come sottolineato ormai da tutti, anche dalle emittenti televisive, è difficile acquisire dati ed informazioni quantitative circa la mobilità nel territorio provinciale. Questo è un limite notevole per chi vuole affrontare la questione rispettando i vincoli suddetti. Tuttavia, di seguito, con alcuni degli scarsi dati a disposizione si azzarderà qualche considerazione.

    A scala locale, considerando un raggio degli spostamenti inferiore a circa 200 km, il territorio della provincia è interessato dalla mobilità di scambio e di attraversamento di persone e di merci tra il comune capoluogo ed i comuni della zona jonica e quelli della zona tirrenica. Nel caso di Reggio, è necessario inoltre considerare gli spostamenti a scala locale che interessano l’area dello stretto. Come generalmente accade nelle aree urbane italiane, la mobilità locale è servita prevalentemente dalle modalità di trasporto privato (autoveicoli, motocicli, autocarri, …). Il trend è confermato dall’incremento percentuale del parco veicolare registrato negli ultimi anni nella provincia. L’incremento percentuale del parco veicolare nel Comune di Reggio Calabria, calcolato all’anno 2005 rispetto all’anno 1996, indica una crescita del 15% per l’area comunale (secondo posto, dietro Foggia, nella classifica delle città capoluogo con popolazione superiore a 30.000 abitanti), ed una crescita del 25% per i comuni dell’area provinciale (Fonte: APAT, 2005). Il trasporto collettivo urbano ed extraurbano attuale gioca un ruolo marginale per la mobilità delle persone. I servizi offerti nell’area comunale risultano sottodimensionati anche confrontandoli con gli altri comuni capoluoghi calabresi. A seguito di un’indagine condotta sulla mobilità sostenibile in Italia, la città di Reggio Calabria è stata classificata al 37° posto su 50 città indagate. Considerando solo le città calabresi (Catanzaro e Reggio Calabria), è risultato che i chilometri prodotti di trasporto pubblico, rapportati alla popolazione residente, risultano nella città di Reggio pari a 17,22 km/ab., a Catanzaro pari a 29,54 km/ab. (Fonte Euromobility, 2007). Sembra che alla fine del 2007 la Regione Calabria abbia rilevato il disequilibrio e stia tentando di affrontare il problema. 

    A scala nazionale, considerando un raggio degli spostamenti compreso tra i 200 e gli 800 km, il territorio della provincia è interessato dalla mobilità di persone e di merci con le restanti province italiane. Una componente rilevante è costituita dalla mobilità di attraversamento tra la Sicilia ed il resto del Paese che interessa il territorio provinciale. Qualche dato sull’attraversamento dello Stretto di Messina si può ricavare dal Piano Territoriale di Coordinamento della provincia di Reggio: il 63,7% di autoveicoli che attraversano lo Stretto hanno come origine e destinazione la Calabria e la Sicilia e solo il 22% le province di Reggio e Messina; il 29.9% di veicoli merci che attraversano lo Stretto hanno come origine e destinazione la Calabria e il 4.9% la provincia di Reggio Calabria.
    A questa scala si dovrebbe tenere presente che le esigenze possono essere soddisfatte non solo con una modalità di trasporto predeterminata (ad esempio solo il trasporto ferroviario). Occorrerebbe innanzitutto determinare, sulla base delle principali caratteristiche della mobilità (motivazioni, reddito, destinazioni, etc.), quale servizio di trasporto, o quale combinazione di servizi può soddisfare in modo ottimale le esigenze individuate. Scelte realizzate in modo scorretto possono produrre condizioni di isolamento e di marginalità. Si può, ad esempio, non tenere conto delle esigenze di mobilità quando si progettano i lavori di ammodernamento di un’autostrada. In questo caso, come sta accadendo per l’A3, per almeno quattro anni, le persone e le merci che hanno un'unica strada da percorrere devono sopportare code interminabili, in condizioni ordinarie, e blocchi della circolazione per un tempo indeterminato in condizioni di emergenza.

    A scala internazionale, considerando un raggio degli spostamenti superiore a circa 800 km, occorre considerare la posizione del territorio nel Mediterraneo. Già dal 1994 un genovese, Angelo Ravano, come già era accaduto al tempo dei Fenici, ha riscoperto che il territorio di Reggio è baricentrico nelle rotte marittime mediterranee. Il centro geometrico del Mar Mediterraneo cade sulla punta della penisola italiana, precisamente nella città di Reggio Calabria (Fonte: La Repubblica, 20/8/2006). Da quell’anno il porto di Gioia Tauro è iniziato a diventare uno degli scali di transhipment più importanti del Mediterraneo.

    Una elemento sembra quindi ricorrere alle differenti scale di mobilità: il mare. Infatti, data la posizione geografica del territorio provinciale, molte risposte alle esigenze di mobilità di persone e merci sono da ricercarsi nell’utilizzo di modalità marittime (o della combinazione o intermodalità tra modi terrestri e modi marittimi).

    Tuttavia le posizioni geografiche da sole non bastano. La sensazione è che le scelte sul sistema dei trasporti che riguardano il territorio di Reggio Calabria nel passato siano state troppo spesso affrontate come un “argomento da bar” e solo in termini di infrastrutture da realizzare. Alle infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie, porti, aeroporti etc.) è stato attribuito finora un valore in sé, a prescindere dalle esigenze di mobilità per cui occorrerebbe costruirle.

    Le prospettive per questo territorio sembrano incoraggianti. Una rilevante quota di risorse (circa 100 Milioni di euro) è stata stanziata dal Governo centrale per interventi sul sistema dei trasporti reggino e per l’area dello Stretto. Le risorse dovrebbero però trasformarsi in prodotti concreti. Si spera che questi prodotti non siano le solite cattedrali nel deserto ma siano pianificati al fine di risolvere le problematiche esistenti e future in modo da produrre benefici a breve e a lungo termine per la collettività. Infatti gli strumenti di pianificazione alle differenti scale territoriali, se applicati correttamente, possono dare un contributo apprezzabile. Ad esempio, a scala locale si fa riferimento ai Piani Urbani della Mobilità, introdotti dal Piano Generale dei Trasporti e della Logistica del 2001; a scala nazionale si fa riferimento al Piano Generale della Mobilità, di cui sono state già pubblicate le linee guida; a scala internazionale si fa riferimento ai progetti prioritari, ed agli strumenti di pianificazione a scala euromediterranea.
    Si spera che tutti i piani ed i progetti possano produrre prodotti e risultati concreti. In questo modo, già dalla fine del 2008, non saremo costretti a stilare i soliti bilanci negativi che gravano in modo pesante sui cittadini e le imprese del reggino. 

    *Ingegnere dei trasporti – Responsabile tecnico Laboratorio Analisi Sistemi di Trasporto della Facoltà di Ingegneria dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria