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    Loiero, Fleming, il Vasa, Bianchi e la Prussia

    vasada CalabriaOra del 5 ottobre 

    “Eravate ubriachi? Avevate legato bene i cannoni?”
    Di fronte al Consiglio di Stato il capitano del Vasa, il danese Sofring Hansson, incassava domande ed accuse una dopo l’altra.
    Il Vasa doveva essere, all’alba del 1600, la meraviglia dell’ingegneria navale dell’intera Europa, il gioiello della marina


    svedese. Anni di lavoro sfumati dopo soltanto 800 metri di navigazione. Il vascello più imponente di tutti i tempi era andato a picco  così, dritto per dritto, una manciata di minuti dopo il suo varo.
    La caccia ai colpevoli assunse, come sempre in questi casi, toni grotteschi, dal momento che il re di Svezia, Gustav, assente al momento del varo, al quale però era presente praticamente l’intera città di Stoccolma, tuonò a caccia dei colpevoli.
    La storia lo ha insegnato: quando le scelte partono da troppo in  alto, dal re, ad esempio, fare giustizia ed addossarsi le conseguenze è praticamente impossibile, atteso che Dio e il re sono notoriamente infallibili.
    Ecco che, allora, a pasticcio compiuto si cercò di addossare le colpe o, comunque, la responsabilità di rimediare ad errori a chi è destinatario, sul campo di scelte disgraziate, di tematiche scarsamente approfondite, di superficialità e negligenze.
    I cannoni del Vasa erano legati benissimo e l’equipaggio era perfettamente sobrio.
    L’errore stava a monte, in un palese errore di progettazione iniziale seguito da una fase di inerzia rispetto alle verifiche ed ai test, al quale l’equipaggio avrebbe comunque tentato di porre rimedio tramite zavorre e bilanciamento dei cannoni, appunto.
    Le misure ed i calcoli relativi al vascello, però, le aveva approvate il re in persona  e quindi, essendo infallibile, come sopra detto, non era imputabile.
    La colpa venne addossata all’Ammiraglio Fleming che, per non contrariare il re che aspettava impaziente in Prussia, non gli manifestò le sue forti perplessità riguardo il varo.
    Agazio Loiero la fine dell’ammiraglio Fleming proprio non la vuol fare e, rispetto a quella che sembra una decisione ormai assodata del Ministro Bianchi (che più modestamente non sta in Prussia, ma a Roma), utilizzare il porto di Gioia come attracco delle navi da e per Messina , non ci sta.
    Ma Loiero, diversamente dall’ammiraglio Fleming non solo parla, ma quasi urla, strepita: “Nessuno tocchi Gioia Tauro. Non si puo' pensare di risolvere il calvario determinato dai lavori sull'autostrada Salerno-Reggio per il quale siamo da tempo allarmati, bloccando lo sviluppo del porto e aggravando la situazione economico-sociale del territorio”.
    Non ammette repliche il tono usato dal Governatore, che stride particolarmente con l’entusiasmo palesato dal Ministro Bianchi dopo l’inserimento in finanziaria dei fondi necessari per l’intervento.
    Peccato che, nel frattempo, gli operai (leggi Anas ed imprese) abbiano già aperto i cantieri ed il varo sia già abbondantemente cominciato.
    Senza rinvii, sic stantibus rebus, senza provare a porre rimedio ad una situazione difficile.
    Ma, prima di aggiungere danno a danno, prima di compromettere, oltre che la viabilità da e verso la Calabria, anche le ultime speranze di rilancio del porto di Gioia, Loiero ricorda che  ''farlo diventare un approdo per il trasporto di automezzi sullo Stretto sarebbe una rovina, snaturerebbe il disegno per il quale i calabresi si sono battuti di creare un polo di sviluppo, proprio nel momento in cui si avviano attivita' portuali e industriali che dovranno dare una ulteriore spinta all'area e all'intera regione”
    Insomma, come re Gustav, anche stavolta chi decide prova a far cadere le decisioni dall’alto, senza alcuna verifica dell’impatto sul territorio.
    Almeno un anno sprecato; un anno durante il quale si sarebbe potuto (e dovuto) convocare conferenze dei servizi, aprire tavoli seri di discussione e verifica, perché ogni scelta importa ripercussioni uguali e contrarie sul territorio.
    E così, mentre Di Pietro e Bianchi litigano appena possibile, mentre Anas ignora gli appelli del Ministro e tira dritto per la propria strada chiudendo, proprio ieri, la corsia nord della A3 tra Scilla e Bagnara, mentre le compagnie di traghettamento ripetono che serve tempo e, soprattutto, che su Gioia non potrà essere smaltito più del 20% del traffico dei mezzi pesanti, qualcuno continua a fare i conti senza l’oste.
    Si continua a non considerare quali possono essere le esigenze del territorio, ormai quasi impossibili da conciliare con le esigenze dell’emergenza, visti i tempi.
    Intanto, per dirla con Tito Livio, “mentre a Sagunto si decide sul da farsi Roma viene espugnata”
    Il Vasa è ormai quasi in mare, a dispetto di chi rileva che qualcosa ( o più di qualcosa) non va.
    La folla attende di capire cosa accadrà. La banda suona.

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