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    The winner takes it all…

    minnitiLe parole di Marco Minniti alla serata clou della Festa dell'Unità di Pellaro risuonano, rimbalzano.

    Hanno lasciato il segno.

    Chi si aspettava una semplice discesa in campo per la guida del Partito democratico calabrese da parte del viceministro degli Interni, è rimasto deluso.

    Perchè la novità stavolta è evidente, palpabile, tangibile.

    "Alt. Fermi tutti" – ha ammonito Minniti.

    Il giochino del nome da contrapporre a questo o quello non ha più diritto di cittadinanza in un partito che intenda rinnovarsi sul serio. "Un esperto dirigente di Partito come Tortorella mi spiegava il concetto di 'rinnovamento nella continuità' " – ha detto Minniti – "ma le cose ora cambiano. C'è una base che deciderà sul serio tramite l'istituto delle primarie".

    Ed ecco che, allora, proprio l'aver spostato l'attenzione dal nome al metodo, dalla sfera personale al sistema, accredita ulteriormente Marco Minniti, al pari della sua sottolineatura rispetto al necessario carattere di unitarietà che dovrà avere una qualunque, eventuale, candidatura, sua compresa.

    Per Minniti sarebbe stato molto più semplice, più rischioso, ma anche di basso profilo dire "si, eccomi qua, sono pronto". Lui ha voluto alzare la posta, saltare di livello verso l'alto in una sorta di "O tutto o niente".

    Negli Usa si dice "the winner takes it all", il vincitore prende tutto.

    La sensazione è che Marco Minniti non sia disponibile a scendere in campo per una semplice mano di "chemin de fer". L'impressione è che stia giocando per il banco…

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