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    Un morto e tanti interrogativi

    rapinaposteL'alba tragica di Reggio Calabria, evocativamente in via ecce homo, necessariamente pone riflessioni di natura socio-criminale che non possono essere eluse; il sangue della giovane vittima è ancora caldo ed i suoi 31 anni chiedono giustizia, unitamente alla disperazione della moglie, della piccola figlia e dei familiari tutti.

    Ma c'è qualcosa, nell'assalto alle Poste finito nel sangue – e con la cattura di almeno quattro malviventi su cinque- che lascia al tempo stesso basiti e sgomenti.

    Le modalità della rapina stessa non trovano riscontro nemmeno nelle più spietate azioni della criminalità organizzata.

    Visto che i protagonisti sono tutti con le manette ben strette ai polsi, sarà la giustizia a dirci se, come assai probabile, si trattasse di una banda di pazzi sprovveduti oppure no.

    Si, perchè attendere il portavalori e provare ad impossessarsi del contenuto sparando all'impazzata contro i vigilantes è atto che ricorda fotogrammi tratti da "Quei bravi ragazzi", piuttosto che le "normali" dinamiche di rapine urbane.

    Ma l'incoscienza, anche rispetto al rischio – di arresto o di morte- corso dagli stessi rapinatori, basta per qualificare una scena così incredibile?

    Basta dire che si tratta di pazzi criminali per comprendere le scelte di un assalto all'arma bianca, sotto gli occhi delle telecamere dell'Ufficio postale e ad un'orario in cui le volanti della Polizia ci mettono pochi secondi ad arrivare (come poi accaduto)?

    E ancora: premesso che il sanguinoso attacco non ha nulla a che vedere con modalità di comportamento tipici della 'ndrangheta e che ci si muoveva in pieno territorio di influenza – secondo quanto dichiarato pochi giorni fa dagli inquirenti- di una delle più potenti cosche del reggino, come bisogna leggere un'iniziativa tanto criminale quanto sconsiderata?

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