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    Se Assindustria tiene fuori Mauro e Diano…

    assindustriaChe l’estate di Assindustria reggina sarebbe stata caldissima lo si è capito da giorni, ma che il termometro potesse salire alle stelle ben prima delle determinazioni dei magistrati che stanno indagando sulle nebbie di via Torrione, francamente non ce lo si aspettava.
    Proviamo a ricapitolare, perché la vicenda è complessa e complicata: era la primavera del 2006 ed il Presidente pro tempore, Lillo Mauro lasciava la Presidenza per sopravvenuta scadenza del mandato ed il suo successore veniva nominato al termine di una

    votazione contestatissima nella sua validità assembleare.
    A seguito del ricorso al giudice di Mauro stesso e di Diano, la nuova giunta decideva l’espulsione dal contesto dell’assise degli industriali reggini delle due espressioni di punta su scala internazionale che il nostro territorio può vantare.
    Ma c’è di più: già da tempo Mauro aveva presentato denunce relative a situazioni “strane” che sfuggivano al suo controllo e che non riusciva a comprendere.
    La cosa buffa è che il suo successore, Femia, lo segue su questa linea, denunciando l’accertamento di “gravissime irregolarità gestionali, distorsioni contabili” e, addirittura, “rilevanti ammanchi e l’esistenza di un conto corrente non risultante nei bilanci e mai citato nelle relazioni del Collegio dei Revisori dei conti”.
    Materiale più che sufficiente perché vi mettesse le mani la Guardia di Finanza prima e la Procura distrettuale poi, con Boemi e Mollace in prima linea.
    Il conto “fantasma” diventa il nodo attorno al quale si sviluppano le indagini e, soprattutto, quello che cela la destinazione dei rivoli di denaro.
    Le Fiamme Gialle, però, indagano anche su una strana vicenda relativa alle elezioni ultime che portarono all'elezione di Femia, alle quali avrebbero partecipato al voto numerose aziende affiliate all’associazione medesima soltanto successivamente.

    E però – nonostante i "distinguo" di Femia- l'intera inchiesta parte proprio dalle denunce relative alla validità dell'assemblea relativa al rinnovo della Presidenza
    Ma se qualcuno crede che in questi casi il silenzio sia d’oro, qualcun altro non la pensa così, e dunque uno dei componenti del consiglio direttivo, Surace, con una nota inviata a Gazzetta del Sud sottolinea – dando involontariamente spazio a una valanga di ambiguità- che “l’associazione non ha fini di lucro e nel passato gli avanzi sono stati devoluti a fini umanitari”.
    Ora, cosa debba intendersi per “fini umanitari” toccherà agli inquirenti scoprirlo, mentre, a proposito dell’espulsione di Mauro, ad esempio, Surace sottolinea che “per essere soci lo Statuto prevede che ognuno debba possedere doti morali ed essere esente da qualunque condanna penale e che non appena un imprenditore perde la qualifica di “sano” viene immediatamente espulso dall’associazione”
    Se il riferimento è alle vicende giudiziarie – ancora tutte da chiarire, ma abbondantemente sgonfiatesi rispetto alle ipotesi iniziali- della famiglia Mauro il meccanismo potrebbe farsi pericoloso, atteso che ad oggi nessuno può escludere che gli inquirenti iscrivano gran parte dei componenti di Assindustria nel registro degli indagati, con conseguenze immaginabili sul piano statutario.
    E questa iscrizione non solo sarebbe atto dovuto, ma quasi conseguenziale anche rispetto alle denunce presentate dallo stesso Femia che ieri, tuttavia, rimandava al mittente della precedente Giunta ogni eventuale “magagna”.
    Giunta precedente che, però, per la sua parte le denunce le aveva già fatte.
    Ed allora?
    Allora, in questa sorta di delirio collettivo, accade che, ad esempio, uno dei componenti di Assindustria, il Presidente della sezione Assotravel, Giuseppe Nucera, saluti con soddisfazione l’inchiesta della Magistratura e solleciti la revoca della delibera di espulsione di Mauro e Diano.
    Accade anche che lo stesso Mauro chieda le scuse pubbliche per accettare un suo reintegro, unitamente – sottolinea l’ex Presidente- a Diano.
    Una cosa è certa: l’indagine in corso parte dalle denunce di Mauro e si corrobora di quelle di Femia in una sorta di quadriglia pericolosa tra passato e futuro.
    Intanto l’organismo si paralizza, come dimostrato da una tesissima ed infruttuosa riunione delle scorse ore; intanto le due principali espressioni industriali cittadine, Mauro e Diano continuano a restare fuori; intanto la Procura distrettuale antimafia ha già iniziato gli interrogatori; intanto Luca Montezemolo tace.
    Fuori c’è il sole, il mare è un incanto.

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