Il gruppo De Masi, di proprieta' dell'imprenditore Nino De Masi, che con le sue denunce ha portato all'apertura di un'inchiesta che si e' conclusa con il rinvio a giudizio per usura dei vertici di tre istituti bancari nazionali, dopo la messa ''in mobilita' di 50 dipendenti, prima di smobilizzare gli stabilimenti, si e' rivolto alla Procura della Repubblica di Palmi per chiedere un provvedimento cautelare o interdettale nei confronti dei vertici delle banche che hanno creato un illegittimo
'cartello' e proseguito nella perpetrazione del reato di usura in danno dello stesso''. Nella richiesta trasmessa alla Magistratura, e' scritto in una nota, il Gruppo De Masi ha denunciato la illegittimita' del ''comportamento delle banche e la stretta creditizia posta in essere dagli Istituti bancari, che hanno creato danni rilevanti sia per la mancata e possibile espansione all'estero delle aziende, sia per una produzione contingentata, e sia per l'impossibilita' di eseguire vendite con termini ampi di pagamento o con i normali canali bancari''. ''Per molto tempo – prosegue la nota – i titoli di pagamento, le cambiali, le ricevute bancarie, sono rimasti chiusi in cassaforte, non essendo utilizzabili e spendibili bancariamente, con impossibilita' di fare impresa e pagando tutto in contanti e chiedendo i pagamenti ai clienti in tale modo ed in termini ridotti''. Nell'ottobre scorso, il gruppo ha presentato una nuova denuncia per evidenziare ''il cartello operato dalle Banche; la violazione del provvedimento di sequestro emesso dal Gip di Palmi da parte di Antonveneta; la prosecuzione del reato di usura; la creazione di una situazione di 'grande difficolta'' per piegare il Gruppo e portarlo a 'miti consigli'; il pericolo di chiusura delle aziende con il licenziamento di oltre 300 dipendenti''.(ANSA).




