Quante volte lo avevamo paventato negli ultimi mesi?
Decine, al punto da apparire pedanti, noiosi, quasi oscurantisti.
Ma la corda , anche la più resistente, se tirata a dismisura, si spezza.
Gli infiniti campanelli d’allarme che sono suonati nella nostra Regione hanno allarmato poco o nulla chi di dovere.
Mentre a Roma Loiero & co. dispensavano sorrisi al Quirinale, in visita da Napolitano, a Catanzaro, davanti
alla sede della Giunta i precari manifestavano sperando di essere ricevuti dal Governatore che, appunto, non c'era.
La rabbia si è trasformata in fretta in disordini, con dieci feriti.
E fa specie sentire che un politico esperto come Loiero si dica sorpreso.
Eppure i segnali di un disagio sociale crescente, in alcuni comparti quasi dilagante sono evidenti: dalla criminalità al mondo delle imprese, da una politica che non riesce a darsi una forma, ancor prima che una credibilità alla sanità che ci frana addosso per finire ad una situazione occupazionale sempre più angosciante.
Ecco cosa accade quando si abusa della pazienza della gente. Accade che l’esasperazione prende il sopravvento e chi, in maniera miope, pensava che le liti da pollaio protrattesi per mesi su questioni di poltrone non avessero una ripercussione immediata non solo sulle vicende di una Calabria che non ha sete, ma arsura di essere guidata, ma anche sulle coscienze, sull’anima dei Calabresi, ha preso un colossale abbaglio.
Gli equilibri sociali della Calabria – afferma Giovanni Nucera in una nota- stanno per saltare e, probabilmente, non ha torto.
Se la politica calabrese corre ogni giorno di più il rischio di finire sotterrata dalle monetine della gente comune, come la Prima repubblica al “Raphael” di Roma, la Calabria tutta corre il rischio di cadere definitivamente.
E che nei saloni del Titanic si continui a ballare sorridendo e dichiarandosi sorpresi e stupiti, beh, questo, francamente, è inaccettabile.
Giusva Branca




