L’occasione era troppo ghiotta per i giornalisti presenti per lasciarsela sfuggire. La presentazione del volume “Fratelli di sangue” che traccia la storia della ‘ndrangheta ha portato i due autori, il giornalista-scrittore Antonio Nicaso ed il sostituto procuratore DDA, Nicola Gratteri faccia a faccia con la stampa.
E quindi il riferimento all’attività di contrasto della criminalità organizzata da parte dello Stato è arrivato puntuale.
E Nicola Gratteri non si è fatto pregare e le sue valutazioni si sono abbattute come un ciclone. “Manca una strategia di lungo corso” – ha tuonato il sostituto procuratore distrettuale- “così stiamo solo perdendo tempo. La lotta vera alla ndrangheta deve avere come minimo respiro nazionale e mi sta anche stretto, perché sono ormai diffusissimi gli interessi su scala europea e mondiale”.
“Il mio giudizio sull’attività dello Stato” – ha rincarato la dose Gratteri- “non può che essere fortemente negativo, alla luce delle carenze e del disinteresse del Governo. La ‘ndrangheta avanza e le modifiche normative ogni giorno smontano la legislazione antimafia. Dal 1992 ad oggi” –ha proseguito Gratteri- “chi combatte la ndrangheta è stato via via disarmato. Del famoso decreto-Locri, ad esempio, non c’è traccia e su questa linea la criminalità comprende che il Parlamento, nelle sue diverse composizioni, ha di molto rivisto l’impostazione complessiva della legislazione antimafia e, dunque, diventa sempre più arrogante.”
Il monito finale di Gratteri non risparmia nessuno: “per una ndrangheta che esercita il dominio totale sul territorio, dalle elezioni alle estorsioni, agli appalti, che in Calabria non è mai stata contro lo Stato, ma dentro lo Stato, corrompendone pezzi sempre più ampi, infiltrandosi, la società, la stampa, devono essere più dure, meno ossequiose con tutti, con i magistrati, con gli inquirenti, con i politici. E’ ora di finirla con gli articoli di piaggeria, altrimenti ci parliamo addosso”




